Le nubi nel gruppo Espresso

Ieri sulle pagine de “La Repubblica” (pag.29, taglio basso a sx) ho trovato un comunicato firmato dal coordinamento dei comitati di redazione del gruppo (ovvero di tutti i CdR delle varie testate) che fotografa una situazione decisamente contradditoria. Mi spiego, seguendo le notizie economiche, nello specifico quelle legate al gruppo in questione, ci sono praticamente solo segnali positivi. Ricavi, raccolta pubblicitaria, ROE, MOL, tutto sopra i livelli medi del settore con qualche punta di eccellenza. In più, volendo guardare alla diffusione, il quotidiano è cresciuto molto in questi anni e testate storiche come L’espresso mantengono molto bene la propria posizione. Del gruppo fanno parte molte testate locali, riviste, un sito/portale che  tra i più visistati d’Italia, un certo numero di emittenti radio e TV. In teoria, malgrado la crisi, le cose dovrebbero andare benino.

Leggete questo:

Il coordinamento dei CdR Espresso, Repubblica, Finegil e Elemedia esprime forte preoccupazione per le ulteriori riduzioni giornalistiche nel Gruppo. E’ stato dichiarato lo stato di crisi anche al settimanale L’espresso, testata storica e marchio editoriale, che si aggiunge a quello appena attuato per l’Agl. Oggi (venerdì 23 u.s.) L’espresso non sarà in edicola in segno di protesta cntro il pesante programma di tagli annunciato dall’azienda in assenza di un piano editoriale.  Con questa azione i redattori dell’Espresso intendono tutelare il patrimonio di una testata che in questi anni ha continuato a distinguersi per le sue battaglie civili, le sue inchieste e la sua indipendenza da qualsiasi centro di potere. I tagli all’organico, nonostante un bilancio di gruppo in utile anche per il 2012, mettono a rischio il livello dell’informazione fino ad oggi garantito con autorevolezza sin dal suo primo numero, il 2 ottobre del 1955. Siamo di fronte all’ennesimo sacrificio richiesto alle redazioni dopo i ridimensionamenti a Radio Capital, al Piccolo di Trieste (che ha proclamato una nuova giornata di sciopero per il primo dicembre e dove è stato presentato anche un piano per la riduzione delle pagine e l’ampliamento dell’offerta su internet) a Bolzano – Trento, al Messaggero Veneto, nei Quotidiani veneti e confermato anche dalla cessazione dei contratti a termine alla Provincia Pavese, dalla chiusura della testata Velvet e, infine, dall’incertezza delle relazioni sindacali a La Nuova Sardegna. Ai colleghi va la solidareità di tutti i CdR del Coordinamento, che ribadiscono la necessità e l’urgenza di un piano di sviluppo editoriale che non prescindendo dalla valorizzazione del primo patrimonio aziendale: i giornalisti. Per questa ragione si rinnova la richiesta di un incontro urgente dei CdR del Coordinamento Gruppo Espresso e della Fnsi con i vertici aziendali che possa rilanciare il dialogo e abbia come primo obiettivo il consolidamento delle testate e la definizione di un progetto strategico con regole condivise sulla multimedialità. Il Coordinamento dei CdR chiede altresì al Governo di non avallare stati di crisi in gruppi editoriali in attivo intervenendo in questo senso sul decreto Sacconi dell’8 ottobre 2009

(a firma de) Il Coordinamento dei CdR Espresso-Repubblica-Finegil-Elemedia

Poco tempo fa Carlo De Benedetti (presidente del gruppo) aveva rilasciato diverse dichiarazioni critiche per la cattiva gestione di questa crisi da parte di personaggi come Sergio Marchionne (AD, FIAT), a proposito di come fosse importante difendere il ruolo dei dipendenti, di quanto fosse importante investire per l’innovazione e la formazione. Se non ricordo male è uscito da poco un saggio sull’argomento. Se si tengono in considerazione i bilanci e la tipologia specifica di queste imprese come si spiega quanto contenuto nel comunicato che avete appena letto?

2 thoughts on “Le nubi nel gruppo Espresso

  1. Si spiega col fatto che alla fine sono tutti uguali. Alla fine amche quando le cose vanno bene i sacrifici sono chiesti solo ai dipendendenti, il tutto alla luce di qualche effimero risparmio nel breve periodo.

    • Quello che volevo fare era stigmatizzare la differenza tra il dire e il fare; con ogni probabilità ci si prepara a sostituire personale assunto a tempo indeterminato, con anzianità di servizio e benefit, con precari e/o collaboratori esteri. Del resto stiamo sempre parlando del gruppo che ci ha dato la versione italiana dell’Huffington Post mettendolo sotto l’illuminata guida di Lucia Annunziata.😦

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