Beneficenza?

L’avvicinarsi del Natale comporta tra le altre cose l’arrivo a diluvio di messaggi pro donazione a migliaia di enti più o meno famosi, più o meno benefici. Sui media testimonial di varia natura si affannano a spiegarci com’é bello sentirsi buoni donando a [inserire ente] o di come sia utile e meraviglioso mandare un SMS da due euro al numero [inserire numero]. Dato che è Natale, non vorrete per caso essere brutti-cattivi-asociali anche in questa occasione, vero?

donate

Sto scherzando, ma solo fino a un certo punto. Se il concetto di beneficenza è assolutamente giusto, è altrettanto vero che andrebbe fatta con un minimo di criterio. Intendiamoci, piuttosto che niente va bene anche mandare un SMS più o meno a caso ma un ragionamento andrebbe fatto, specialmente in questa fine 2012 dove quattro anni di crisi economica durissima hanno lasciato un segno profondo nella società italiana.

Ci sono migliaia e migliaia di ottime cose da sostenere, progetti che coprono qualsiasi interesse filantropico possibile e che spesso sono l’unica risposta disponibile per risolvere dei problemi. Va benissimo, anzi ringrazio alcune di queste realtà per avermi fornito informazioni e/o conferme di cose su cui stavo cercando informazioni. Quello che contesto è il tipo di messaggio. L’equivalenza occidentale=ricco è morta nel 2008 e le campagne basate sul senso di colpa mi fanno solo arrabbiare.

Quello che sta venendo fuori è invece un risentimento astioso, un “prima pensiamo ai nostri” che non appartiene più solo al vocabolario di qualche emulo di Scrooge. Nel momento in cui lo stato sociale sembra essere sul punto di crollare o, peggio, di essere cancellato l’interesse per le attività delle ONLUS in Africa o in Asia crolla in maniera verticale. Organizzazioni come la Caritas o il Banco Alimentare sono sommerse dalle richieste, Emergency ha raccontato di come ai suoi ambulatori in territorio italiano si presentino sempre di più cittadini italiani.

scrooge

Perché devo pensare a quelli là quando in classe di mia figlia c’è chi non riesce a comprare i libri o a pagare la mensa scolastica?” Questa domanda me l’hanno rivolta stamattina e mi sono trovato a non saper rispondere. Mi sembra sempre più assurdo fare confronti di priorità, parlare delle tante persone che campano con meno di un dollaro US al giorno con chi ha paura di essere messo in cassa integrazione o di non riuscire a far fronte al mutuo.

Sulle pagine di questo blog ho recensito il libro di Dambisa Moyo (qui) dove la tesi di fondo era che l’Africa ha avuto troppi aiuti e che deve imparare a cavarsela da sola. Che abbia ragione o meno, è proprio quello che sta per succedere. Un occidente spaventato e impoverito  spenderà sempre meno verso i paesi in via di sviluppo, le sue ONG saranno sempre più impegnate a tamponare i buchi dei welfare state. L’ampliarsi del divario tra chi ha e chi non ha sta agendo come leva in funzione di un distacco sempre maggiore tra il “primo mondo” e il resto del pianeta.

L’unica soluzione a tutto questo è cominciare a far sparire il denaro finto, i triliardi di dollari US virtuali che hanno innescato la spirale finanziaria e che hanno fatto da combustibile per le tante bolle immobiliari che sono scoppiate dal 2008 ad oggi. Riportare le cose alla prospettiva dell’economia reale e accorgersi, una volta per tutte, che il denaro è un mezzo e non un risultato.

5 thoughts on “Beneficenza?

  1. E poi, occhio alle beneficienze inutili. Non parlo di truffe, ma di onlus regolarmente riconsciute che se raccolgono 10, beh, 9 servono a pagare stipendi e spese varie della struttura, e solo 1 va in beneficienza.

    • Lo squilibrio di cui parli vale per moltissime organizzazioni, ONU compresa. Quando si lascia che le strutture diventino così grandi e scarsamente efficienti il concetto di beneficenza si perde completamente. Meglio realtà aggressive come Emergency che mantengono un buon equilibrio di efficienza.

  2. Le numerose (e in un certo senso sacrosante) denunce di programmi come Le Iene, nei confronti di enti benefici fasulli secondo me hanno indotto molte persone a non fidarsi di default.
    Conosco personalmente molti cittadini che sostengono di non far più beneficienza perché “Striscia la Notizia ha fatto vedere che sono tutti ladri”.
    Il che mi fa pensare che prima o poi sarà il caso anche di dire due parole su queste trasmissioni di denuncia, lodevoli ma a volte esagerate e populiste.
    Per quel che mi riguarda io faccio spesso e volentieri beneficienza diretta, vale a dire ai senzatetto che incrocio sulla strada per andare al lavoro.
    Milano, ahimé, ne è piena, altro sintomo delle cose che vanno male.

    • Ne andrebbero aperti diversi di discorsi; da quanto il messaggio televisivo penetri a fondo nella scarsa cultura generale, della paura del futuro, delle psicosi indotte dal bombardamento continuo di messaggi negativi, di quanto siano effettivamente serie certe denunce (chissà come mai, le smentite hanno poco risalto e le condanne in Tribunale per diffamazione zero assoluto).
      L’azione diretta, che si tratti di volontariato o elemosina o ancora di beneficenza organizzata, rimane le risposta migliore.

      • Sì, sono tutti discorsi che prima o poi varrà la pena affrontare.
        Il messaggio negativo è un mezzo potente. Anche se spesso viene utilizzato a fin di bene, ha degli effetti collaterali disastrosi. La sfiducia verso il prossimo e un’eccessiva dipendenza dalla “verità” televisiva sono i due più evidenti.

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