Luciano Gallino – Il lavoro non è una merce

luciano gallino il lavoro non è una merce

Luciano Gallino

Il lavoro non è una merce (2008, terza edizione)

Laterza edizioni

pp. 184

ISBN 978-8842083221

Quarta di copertina (dal sito dell’editore)

Dire che la politica dell’ultimo decennio ha drammaticamente sottovalutato la condizione del lavoro flessibile significa tenersi molto al di sotto delle righe.

Circa 8 milioni: sono gli italiani che hanno un lavoro instabile. Tra 5 e 6 milioni sono precari per legge, ossia lavorano con uno dei tanti contratti atipici che l’immaginazione del legislatore ha concepito negli ultimi quindici anni. Gli altri sono i precari al di fuori della legge, i lavoratori del sommerso. Come si è arrivati a queste cifre, perché le imprese chiedono la flessibilità del lavoro in misura sempre crescente, quali sono i costi umani che stiamo pagando e quali sarebbero i costi economici che il paese dovrebbe affrontare se si volesse davvero coniugare l’instabilità dell’occupazione con la sicurezza del reddito, cosa ha a che fare tutto questo con la globalizzazione, quali caratteristiche dovrebbe avere una politica del ‘lavoro globale’ per essere davvero all’altezza delle reali dimensioni del problema. In queste pagine, l’accusa di Gallino: non solo non è giusto che il precariato sia merce di scambio dell’economia globalizzata, ma nemmeno intelligente per una società che voglia congiungere allo sviluppo economico lo sviluppo umano.

Recensione.

Sono decenni che sentiamo raccontare sui media di come sia importante avere una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, di come bisogni superare il modello di tutele sociali del ‘900 per competere con chi ha costi del lavoro inferiori a quelli dell’Occidente. Un bombardamento continuo che quasi mai si prende la briga di articolare in forma di ragionamenti, quasi fossero assiomi così evidenti da non poter essere confutati.

A uno degli studiosi italiani più conosciuti tocca, in questo testo, l’onere di spiegare con i toni della divulgazione come si sia sviluppato il mercato del lavoro in questi anni e soprattutto cosa voglia dire sotto i profili economici, sociali e di sviluppo portare avanti questo tipo di politiche e di indirizzi legislativi. Secondo Gallino il focus deve tornare su prospettive che rimettano al centro la figura del lavoratore e allontanino il concetto di equiparare il lavoro a una qualsiasi delle merci in uso.

Attraverso le pagine di questo saggio il lettore potrà scoprire quanto sia difficile già capire esattamente come sia composta la platea dei lavoratori e di come sia complicato determinarne le variazioni, dati in cui basta una minima fluttuazione per spostarne enormemente i risultati. Al tempo stesso vengono illustrate nel dettaglio le contraddizioni insite nei modelli neoliberisti e nella loro sostenibilità già sul medio termine.

Non mancano le possibili risposte, le idee da cui poter partire per correggere una situazione che ha già formato due generazioni di precari nel nostro paese e, più in generale, ha portato alla deriva un modello sociale conquistato a carissimo prezzo nel ventesimo secolo. Il tutto viene esposto in maniera chiara e precisa, senza riferimenti matematici o normativi che appesantirebbero la lettura per chi non è del settore.

Per quanto mi riguarda ne raccomando la lettura a chiunque voglia capire i meccanismi delle svolte liberiste e a chi cerchi delle risposte alternative rispetto a quanto portato avanti da Confindustria e dagli operatori economici.

Luciano-Gallino

L’autore.

Luciano Gallino (Torino, 1927) è un docente emerito di sociologia e un autore di lungo corso nel settore saggistica fin dagli anni ’60. Formatosi nell’ambito Olivetti con cui ha collaborato a lungo, docente a Torino e fellow researcher a Stanford. Lo si può annoverare tra gli studiosi più prestigiosi del nostro paese.

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