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Archive for the ‘Minisword’ Category

Xmas 2013

Under Santa's watch: C-17 delivers fuel to remote bases in Afghanistan

It’s been a while since the last time I’ve posted an entry on this blog, my apologies to the readers. I’ve been quite busy with the science fiction blogzine “Il futuro è tornato” (The Future Is Back) that I run with an bunch of friends and with all the complications of italian politics (yeah, I still believe in the system so sue me and bla-blah-blah).

Now it’s Xmas time, isn’t it? I don’t like this kind of stuff but with a six-year old son I’ve got to celebrate, the little guy get his rights oh-ho-ho. So it’s high time for all of you to get a full payload of season greetings from Italy and watch out for what it comes down from the sky!

Image by Staff Sgt. Nathanael Callon, USAF.

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Sono passati nove anni da quando ho fatto la cosa più lungimirante della mia vita. Con tutto quello che è capitato nel frattempo dovrei sentire il peso di ogni giorno e invece mi sembra che questi anni siano stati uno schiocco di dita. A volerci scherzare c’è anche una serie in progressione in questo 2013, tre anni con l’anello, sei anni per il minisword, nove totali di una scelta rinnovata ogni mattina.

perfection

Non so cosa ho combinato nelle mie ultime incarnazioni ma devo essere stato proprio bravo, al limite del passaggio in uscita verso il livello più alto.

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Cinque anni

C’è una tradizione nei Caraibi che porta a considerare più importanti di altri i compleanni a multiplo di cinque, 5-10-15, rappresentano tappe di crescita significativa e vengono festeggiate con maggior vigore rispetto agli altri. Per me è arrivato uno di quei giorni, nel senso che il mio minisword taglia oggi il traguardo dei cinque anni.

Devo dire che fa impressione pensarci. Cinque anni fa era dentro un’incubatrice in Pediatria, in seguito l’avrebbero spostato nella nursery sempre all’interno dell’incubatrice. Per un problema in fase di gestazione era nato piccolino, 47 centimetri per 2.230 chilogrammi, vederlo così piccino dentro quella scatola faceva stringere il cuore.

Lo guardo ora, con la sua faccia furbissima e la parlantina sciolta di quando è contento. E’ un po’ più grande di quello che dovrebbe essere, fisicamente è avanti un anno. Ma è sempre un pupone, un metro e sedici per venti chili che mi porto a spasso con fatica, specialmente quando dorme e lo devo spostare da un letto all’altro o dal divano. Cinque anni intensi che sono stati densi come altrettanti decenni e mi hanno fatto invecchiare di conseguenza.

Non voglio postare fotografie, c’è troppa gente assurda in giro, troppa attenzione deviata verso i piccoli. Dovrete accontentarvi di immaginare, di usare gli occhi della mente per vedere questo cucciolo d’uomo procedere a passi decisi verso la vita. Auguri Momo e goditi i regali!

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Non so voi, ma io mi sono stufato. Adesso che entriamo nel periodo delle dichiarazioni dei redditi c’è l’assalto, prima al cinque per mille, poi all’otto per mille. Nel frattempo, su tutti i media possibili, c’è l’invasione delle cause da sostenere con gli SMS o il telefono fisso. La ruota delle opere di beneficienza non smette mai di girare, sembra di vedere le ruote di preghiera tibetane mosse dalle correnti fluviali.

(more…)

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Va bene, siamo al fine settimana e un meme di quelli divertenti ci sta. Tempo fa il collega Germano “Hell” ha lanciato l’iniziativa di descrivere i propri mondi, intendendo con questo di fare propria quella critica che viene fatta a chi si occupa di fiction o più in generale di questioni non terra-terra.

Il post in cui spiega la cosa lo trovate qui.

Trovo profondamente giusto ribellarsi a chi nega spazio alla fantasia e denigrare chi sceglie di usare il proprio tempo libero in maniera fuori dagli standard (tipo evitare la televisione e fare cose stranissime come leggere un libro) è la rappresentazione palese di un deficit neurale. È noto che non gradisco molto i meme ma le implicazioni di questo sono evidenti.

Augmented reality – phase one and two.

All’alba prendo la pillola blu. Nel tempo necessario per farla attivare mi faccio una doccia, lasciando che l’acqua calda porti via i residui della notte. Poi vado in cucina e inizio ad assorbire i feed dei notiziari mentre preparo la colazione per la mia Signora e per nostro figlio. Mentre il caffè borbotta nella moka controllo anche i monitor di sicurezza, il nostro ruolo ci espone ad attenzioni indesiderate. Il cambiamento, anche quanto virtuoso, incontra sempre resistenze.

Eppure stiamo vincendo. Una casa alla volta, una strada alla volta stiamo cambiando questa città. Ristrutturazioni invece di nuove costruzioni, riqualificazioni invece di abbandoni, wi-fi hotpoint gratuiti a prendere il posto degli internet point a pagamento. C’è un clima diverso in città, una vibrazione di fondo che fa da contrappunto al ronzio costante che viene dalla nostra server farm.

L’intero piano terra della nostra casa è occupato da server e generatori d’emergenza. Tutto state-of-the-art, collegato con un backbone in fibra ottica e magliato con la rete cittadina. Passa tutto di qui. E da qui tutto viene elaborato per dare il massimo di efficienza. Dall’edilizia al traffico, dai tributi alle bollette, dagli affitti alle variazioni catastali, dagli acquisti nei negozi alle demolizioni dei veicoli, dall’ingresso delle navi in porto ai piani per la manutenzione delle strade.

Grande Fratello? Non proprio. Non da quando abbiamo dimostrato che l’interconnessione porta lavoro e miglioramenti. Ogni anno l’evasione e l’elusione fiscale calano, ogni anno abbiamo più posti negli asili e un calo della disoccupazione. Siamo diventati prima un caso nazionale, poi un soggetto da studiare per altri paesi. Quando ho voglia di scherzare paragono il nostro lavoro a un virus. Quasi sempre i miei interlocutori non capiscono la battuta.

E’ un pezzo che non vedo circolare banconote o monete. Abbiamo convinto gli anziani e i più retrogradi, il resto lo hanno fatto i giovani. Burocrazia al minimo, risposte dirette da tutti i dipartimenti della PPAA locale, costi ridotti per fare impresa, raccolta differenziata dei rifiuti portata ai massimi europei. Sono tutte informazioni, flussi di elettroni che fanno da leva al cambiamento. Archimede aveva ragione dopo tutto.

In molti si sono opposti. Smettere di evadere, di eludere, di nascondere, di rubare. Cosucce trasversali nella società, nascoste sotto tutte le etichette politiche e barricate dietro conti cifrati e ville intestate a prestanome. Arrivano minacce, insulti, qualche proiettile per posta. Chi ha provato a fare di peggio ha fatto i conti con i generatori a ultrasuoni che ho nel giardino attorno alla casa. Brutta cosa recuperare dopo trenta secondi di esposizione.

Usciamo tutti insieme per portare il bimbo all’asilo, una breve passeggiata che ci consente di far partire in serenità la nostra giornata. Già al ritorno ci vengono incontro diverse persone, la mia Signora comincia a risolvere problemi con un’energia che in pochi hanno. Io assisto, sorrido, mugugno, prendo nota. Tutto con una mano a un battito d’ali dalla mia Beretta. Come dicevo prima, non c’è cambiamento senza resistenza.

La giornata scorre bene. Un nuovo set di pannelli solari e una mini centrale eolica, un altro gruppo di caldaie troppo vecchie che viene sostituito da dispositivi a condensazione, altre auto che vengono rottamate a favore di veicoli elettrici, le previsioni di budget che ci assicurano i fondi per ristrutturare un altro padiglione dell’ospedale. L’ora di andare a prendere nostro figlio arriva schioccando le dita, è tempo di essere genitori fino alla sera. Verso le 22 il cucciolo si addormenta e io saluto la mia Signora.

Prendo la pillola rossa mentre scendo nel seminterrato, mi sembra quasi di sentire i neurotrasmettitori brontolare quando comincia a fare effetto. I sistemi di sicurezza sono attivi, i led verdi rassicuranti del massimo  livello di potenza. Posso fare altro ora. C’è un altro aspetto della realtà che merita la giusta attenzione.

Al catasto questi locali risultano essere una rimessa e una cantina. Dubito che l’architetto le riconoscerebbe ora. Ogni centimetro delle pareti, del pavimento e del soffitto è ricoperto da simboli, a intervalli regolari ho inserito dei supporti per le attrezzature più pesanti. Sembra un paradosso ma per mettersi in rapporto con le parti più sottili del mondo serve parecchio hardware.

Un livello alla volta, un pensiero alla volta, un corpo sottile alla volta arrivo a passare dall’altra parte. Scosto le larve, i ricordi, le manifestazioni di cose che non esistono più. E comincio a riparare i tessuti sottili offesi da decenni di abusi, dando il mio contributo a fare pace con quello che non vediamo alla luce del giorno. Anche qui ci sono resistenze, anche qui il cambiamento non è gradito da tutto quello che vive a questo livello. Non che questo mi fermi o fermi le altre persone che fanno il mio stesso lavoro. Ogni notte faccio un passo avanti.

Nota finale: di seguito riporto una massima che cito spesso, una delle poche cose che ho in comune con la destra americana. Andrew Jackson era un personaggio abbastanza discutibile con i criteri di oggi ma il testo sotto riportato rimane un pilastro del mio modo di vedere le cose.

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Visto che si avvicina il Natale oltre a suggerirvi di mettere una punji trap nel camino per fare fuori l’odioso ciccione rosso vestito mi permetto di dare qualche spunto di riflessione sui regali destinati ai più piccoli. Diciamo che è un punto di vista di categoria, da genitore che si è smaliziato con il tempo.

Per prima cosa, parlate con i genitori del piccolo/a. Di solito sono gli unici che sanno già che regali riceverà il bambino e possono evitare la questione ‘doppioni’. Se gli adulti in questione sono un minimo intelligenti dovrebbero anche potervi fare capire se è il caso o meno di fare certi regali al pupotto.

L’età non è un parametro assoluto ma andrebbe tenuta in considerazione. Se regalate un gioco complicato a un bimbo di tre anni non aspettatevi un lampo di genio; se il bambino non riesce a giocare diventerà frustrato e intrattabile e questo non vi renderà molto popolari con i genitori. Considerazione simile vale per i giochi violenti. Se donate una perfetta replica di un AK47 a un bambino di quattro anni otterrete come risultato immediato due genitori nervosi e un bimbo piuttosto confuso. Devo continuare?

Una nota speciale per le piattaforme come la Playstation e i relativi giochi. Può anche darsi che il figliolo la voglia disperatamente e che stia stressando da un mese mamma e papà per avere anche lui Skyrim ma questo non vi autorizza a comprare cose del genere senza il consenso dei genitori. La vostra opinione, per quanto possa essere motivata e illustre, non conta nulla. Essere nonni, zii, amici di famiglia, cugini o altro non vi conferisce uno straccio d’autorità, neanche piccolo così.

Ogni bambino è speciale. Non solo per i suoi genitori. Il che significa che potrebbe non gradire il gioco ‘top’ di questo Natale o il pupazzo disneiano più famoso. Anche qui la soluzione è semplice, chiedete ai genitori cosa guarda in televisione il pupo o con cosa gioca. Non ci vuole la scala per arrivarci, è un concetto basilare. Altra cosa da tenere a mente, la divisione per genere maschio-femmina per i bambini piccoli è del tutto insensata. Non facciamone degli omini e delle donninein scala ridotta, avranno fin troppo tempo per imparare i comportamenti degli adulti.

Come esistono i beni rifugio ci sono anche i doni rifugio. Siete all’ultimo e vi siete accorti di non aver previsto il regalo per il bambino X? È il 24 pomeriggio e avete dieci minuti per decidere? Non avete la possibilità di contattare  la famiglia e il cronometro scorre inesorabile? Niente paura, la scappatoia c’è. Non farete la miglior figura possibile ma ve la caverete anche stavolta.

Se il bambino / bambina è sotto i sei anni buttatevi a pesce sulle costruzioni. Sono disponibili in vari materiali e dimensioni, diversi per le età di riferimento, sono di buona reperibilità e con una varietà di confezioni tale da essere adeguata per tutte le tasche. Il rischio doppione esiste ma è uno dei pochi casi in cui non è rilevante.

Se l’età è compresa tra i sei e i dieci anni tentate la via dei pattini. In alternativa monopattini o skate board. Difficilmente hanno tutte e tre le cose. Ricordatevi solo di tenere presente la distinzione maschio-femmina, siamo già nella zona pericolosa. La spesa non dovrebbe essere gravosa e in caso di doppione potete sempre cavarvela con il rimpiazzo (es. hai già i pattini? Ok, vado a prenderti il monopattino o lo skate). Conservate lo scontrino almeno fino al 26.

Se il vostro bersaglio ha tra gli undici e i tredici anni siete nel guano. Sono anni difficili in tutti i sensi e rischiate grosso a muovervi al buio. Incrociate le dita e regalate un DVD selezionando un titolo molto recente. Evitate solo gli horror, cercate i film più famosi di quest’anno. Rischio doppio a livello medio, in compenso potreste trovarvi nell’impossibilità di fare un cambio / reso.

Sopra i tredici anni potete anche giocare più sul classico. Bigiotteria di qualità per le ragazze, t-shirt aggressive per i ragazzi e andate lisci nel 90% dei casi. Suggerimento ulteriore: evitate di comprare per voi o per i genitori articoli simili, il rischio di risultare patetici è alto. Doppi? Possibili ma non tragici. Data l’età del destinatario potete serenamente riderci sopra e andare insieme a fare il cambio.

Probabilmente avete notato il tono acido. Che dirvi, se non che detesto le festività?

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A volte il proprio ristretto ambito domestico riserva sorprese e rimette al centro dell’attenzione temi o concetti che da tempo erano parcheggiati sotto l’etichetta “pensiamoci uno di questi giorni”. Io ho un figlio di quattro anni, un mariuolo detto “minisword”, che nella sua vivacità ha contribuito notevolmente al mio decadimento fisico permettendomi però di osservare in lui una serie di fenomeni interessanti.

Già a due anni, età in cui non si è proprio coordinati, mostravala tendenza a sferrare colpi di gomito alla gola e a tentare prese sul collo e sui polsi. Carino, eh? Tenero come un rotolo di razor wire.

Ier in poche ore ore ha espresso due concetti interessanti. Prima ha indicato una sua foto (presa quando aveva pochi giorni) dicendo: “Quando sono tornato ero piccolo”. In serata, indicando le dog tags che porto al collo, ha detto: “Quando ero alto le avevo anche io”.

Chi mi conosce sa che credo fermamente nella reincarnazione. Il punto è che a mio figlio non ne ho minimamente parlato. Divertente essere padri, vero?

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