Dieci piccoli troll (e non ne rimase nessuno)

Nello scorso week end ho intrapreso i passi necessari per impedire la frequentazione di questo blog a un troll. Niente di strano, questo problema più o meno ce l’abbiamo tutti. Il punto è che si tratta del decimo della serie, in circa un anno e mezzo sulla piattaforma WordPress.

Nelle mie esperienze precedenti nella blogosfera (su Virgilio e su LiveJournal) in tre anni non ero arrivato a un numero del genere, il che fa pensare.

Quello che mi sento di affermare è che il livello di frustrazione generale sembra essere lievitato e che dietro a una tastiera c’è sempre più gente che va a caccia di attenzione o di possibili rivalse.

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Questo blog può essere definito come periferico. Nel senso che viene promosso poco, raccoglie poche visite e l’ho tenuto lontano da tutta una serie di argomenti che normalmente attirano attenzioni indebite. Quindi come mai questi personaggi scelgono di passare di qui?

Da un lato penso sia un discorso generale, posso ben immaginare come  personaggi del genere possano passare le loro giornate a spazzolarsi 100-150 blog per fare le loro cose e provare a scatenare flame o a ricevere risposte inacidite. Dall’altro alcuni di questi troll vanno molto sul personale e sembrano cercare di attaccare il blogger più che le sue opinioni.

La mia politica in merito è abbastanza semplice. “Ban” immediato per chi si comporta da troll, avviso amichevole via email a chi secondo me è sul punto di passare la frontiera e denuncia alla Polizia Postale per chi dovesse arrivare oltre i limiti di legge.

NetTroll

Al di là di altre considerazioni la parte peggiore rimane sempre quella delle motivazioni. Cosa spinga persone normalissime ad agire in maniera inconsulta, come mai nelle loro giornate non ci sia qualcosa di più interessante e/o costruttivo da fare. C’è chi la considera una manifestazione di una patologia, chi ci vede i prodromi di problematiche più gravi o di veri e  propri disordini mentali. Non essendo uno psicologo o uno psichiatra non ho le qualifiche necessarie per dare un parere medico.

Da blogger e da veterano della Rete mi permetto di dire che tutta questa energia, se diretta in modo più costruttivo, potrebbe essere molto utile. C’è una serie infinita di buone cause che avrebbero bisogno di più sostegno e muoversi in quella direzione sarebbe davvero un bel cambiamento.

Errore di calcolo

Oh, guarda! Il mondo è ancora al suo posto, che fatto curioso. Non mi direte che i Maya si sono sbagliati, vero? No, aspetta, deve essere stato un errore di calcolo o una turpe manipolazione assiro-hindu-calcidica per truffare le masse.

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Il 22 dicembre sembra molto simile al 21, vero? Niente ribaltamento dei poli, niente flare solare, niente asteroidi, niente pianeti erranti, nemmeno un piccolo alienuccio di consolazione. In compenso c’è un sacco di gente che fischietta indifferente, dandosi l’aria di chi passa di qui per caso.

Ma certo, c’è stato un errore di calcolo. Del resto se i Maya avessero avuto un modo civile di comunicare ci avrebbero lasciato una bella app da scaricare (gratuitamente, per carità) per darci in diretta il countdown per la fine del mondo, giusto?

Ora, apriamo uno spazio minimo di riflessione. Dedicato a chi, anche solo per un momento, ci ha creduto.

Non vi sto dicendo di vergognarvi. Neppure di fare pubblica ammenda. Uno sforzo però lo voglio chiedere: la prossima volta che qualche furbone si mette a raccontare favole sulla distruzione a venire, prendetevi un momento per fargli una lunga, sanissima, pernacchia.

21-12-2012 Comunicazione di servizio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto segue, oggi è la giornata adatta per queste cose.

Terrestri! La presente per comunicarvi che alle ore 12:00:00 GMT di oggi, 21 dicembre 2012, il vostro pianeta verrà rimosso dalla sua attuale orbita per fare spazio a un grandioso progetto autostradale. Mancando la possibilità di stabilire un’orbita alternativa soddisfacente il pianeta in questione verrà contestualmente ridotto a polvere interstellare.

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L’inutile satellite ora in orbita attorno alla Terra, quella roccia che chiamate Luna, verrà adibito a stazione di servizio per i mezzi pesanti. Siete quindi invitati a lasciare il vostro pianeta entro e non oltre le ore 11:45:00 GMT di oggi per non intralciare le operazioni della nostra società di costruzione. I trasgressori saranno ridotti a polvere interstellare e le spese addebitate ai profughi.

Douglas Adams, ci manchi. Con questo millenarismo moderno ti saresti divertito tantissimo.

Sotto attacco

Breve comunicazione di servizio, giusto per una questione di sicurezza. Nelle ultime 24 ore il mio account di gmail ha subito due tentativi di intrusione (per la cronaca dall’Ucraina e dall’Azerbaijan). Non dovrebbe essere successo nulla, tuttavia è possibile che abbiate ricevuto email spurie dal mio account o che siano apparsi contenuti su G+ non a mia firma.

Vi chiedo la cortesia di comunicarmi eventuali problemi o messaggi / contenuti sospetti per poter concludere la verifica di sicurezza. Non so dirvi come mai ci sia stato questo attacco, tendo a ritenere che sia un’azione casuale. In ogni caso i sistemi di sicurezza hanno retto, il che va a tutto credito di Google.

Fumo, specchi e un Presidente

Da Roma e dai media continua a provenire un pessimo odore, quello di chi rimesta in qualsiasi cosa pur di ottenere vantaggi nelle lotte di potere e dalle scelte economiche che ne derivano. Da un’inchiesta della magistratura sui rapporti tra i massimi livelli della Mafia siciliana e persone di alto grado delle gerarchie dello stato tra fine anni ’80 e inizio anni ’90, iniziativa di grande livello che spero faccia luce su un periodo estremamente oscuro della vita italiana, si è arrivati a mettere al centro del mirino la figura del Presidente della Repubblica, sia come ruolo che per quanto riguarda l’attuale occupante della carica.

Come spesso accade si intrecciano partite molto diverse, tutte opportunamente presentate  in modo da soverchiare le altre, con il risultato di fare l’ennesimo bailamme mediatico per poi continuare ognuno a perseguire la propria agenda al riparo del polverone. Mi permetto di provare a mettere le cose in ordine, non fosse altro che per contrastare chi non vuole che si alzi il livello della comprensione generale. In coda andrò a inserire alcune conclusioni.

Il primo motore di tutta la faccenda è l’inchiesta sui rapporti tra Stato e Mafia nel periodo già ricordato. Per chi se ne fosse scordato o fosse troppo giovane per averne memoria ricordo che in quel periodo il contrasto al crimine organizzato di stampo mafioso si stava rivelando più efficace. Da un lato le pene più rigorose, il cosidetto “carcere duro” o 41bis, dall’altro l’essersi concentrati sul “follow the money” ovvero sull’attacco al patrimonio mobiliare ed immobiliare associabile alle cosche secondo le direttive di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Come era logico aspettarsi la Mafia reagì e lo fece con grande violenza. In sintesi si potrebbe attribuire alla parte che faceva capo a Totò Riina la gestione degli attentati mentre chi faceva capo a Bernardo Provenzano era più occupato a cercare sponde sul lato politico, tanto a Palermo che a Roma, per negoziare una sorta di soluzione alle difficoltà della Mafia.

Una serie di indagini, avvenute nell’arco di tre decenni, hanno stabilito al di là di ogni ragionevole dubbio che una trattativa è esistita. Tra chi e come sia finita non è del tutto chiaro. Le versioni emerse dai riscontri delle indagini e dalle testimonianze dei pentiti non solo discordano tra loro ma sono comunque incomplete. Gli inquirenti hanno trovato il tradizionale muro di gomma, un mare di “non so” e  “non ricordo”, di testimonianze fatte da ex ministri, ex sottosegretari ed ex dirigenti dello Stato che sono servite più a metterli sotto i riflettori dei media che non a fornire elementi decisivi. Alcune di quelle testimonianze non hanno convinto la procura che di conseguenza ha ordinato supplementi di indagini.

Tra i testimoni più restii, a quanto pare, c’è anche Nicola Mancino. L’ex ministro dell’Interno ed ex presidente del Senato non è certo abituato ad essere messo in discussione, per non parlare dei sospetti che emergono sulla stampa. Ha il telefono sotto controllo e vengono scoperte le sue chiamate al Quirinale, sia al consigliere legale del Presidente (Loris D’Ambrosio, in seguito deceduto) che allo stesso Presidente della Repubblica. Stanti le leggi vigenti non si può intercettare il capo dello Stato a meno che non sia sotto inchiesta per alto tradimento o attentato alla Costituzione (vedi art.90 della Costituzione), la procura ne è ovviamente al corrente e le conversazioni tra Napolitano e Mancino vengono derubricate immediatamente. Questo è un punto importante: non vengono trascritte, non vengono diffuse, sono sotto segreto.

La notizia delle telefonate di Mancino al Quirinale in qualche modo filtrano ai media, ne nasce una campagna di stampa di bassissimo valore dove si discute fondamentalmente del nulla assoluto. Nessuno ha sentito le registrazioni, nessuno ha letto le trascrizioni, nessuno è stato in grado di ottenere dai diretti interessati conferme e/o indicazioni. In compenso cominciano subito le manipolazioni, altro atto fondamentale di questa storia. In ballo c’è una legge, in discussione da molti mesi, per limitare l’utilizzo dello strumento delle intercettazioni e ancora di più sulla diffusione delle notizie ottenute per questo mezzo ai media. E’ diventato un cavallo di battaglia del principale partito del centro destra, il PDL, che non a caso ha forti interessi in merito per una serie di inchieste che investono membri importanti del partito, a partire dal suo presidente Silvio Berlusconi.

Qui c’è il primo corto circuito. I media allineati con il centro destra usano il caso Mancino-Quirinale in maniera strumentale per sostenere i propri interessi. In pratica ci si fa scudo del ruolo del Presidente della Repubblica per rilanciare un progetto di legge a dir poco pericoloso, che se approvato finirebbe per limitare l’azione d’indagine a disposizione delle procure e metterebbe sotto silenzio per mesi, se non per anni, le notizie che dovessero emergere dalle intercettazioni il che lede in maniera abnorme il diritto del pubblico di essere informato, per non parlare del ruolo dei media come garanti della libertà d’espressione.

In contemporanea ecco il secondo corto circuito. I media che si proclamano non allineati fanno propria la tesi che qualsiasi intercettazione, comprese quelle relative al capo dello Stato, devono essere rese pubbliche malgrado le leggi vigenti. Il concetto è quello della trasparenza, del dover rendere conto di tutto alla pubblica opinione. La tesi di per sé non sarebbe peregrina ma si scontra con il diritto e la Costituzione. Inoltre i toni con cui viene sostenuta divengono via via più populisti, al limite dell’ingiuria.

Il terzo corto circuito è politico. Sia Antonio Di Pietro che Beppe Grillo intervengono pesantemente sulla faccenda, il primo anche in sede parlamentare. La tesi è sempre quella della trasparenza rammentata al punto precedente ma il ruolo dei due personaggi sposta lo scontro su un altro livello e collega la questione all’insofferenza populista di chi al termine “politico” associa i peggiori significati.

A questo punto l’inchiesta giudiziaria sui rapporti Stato/Mafia è già finita sullo sfondo. I magistrati che si occupano della cosa sono stati trascinati sotto i riflettori per parlare solo delle intercettazioni e del loro possibile contenuto. Fumo e specchi, l’illusione viene ancora una volta servita alla pubblica opinione.

La morte di Loris D’Ambrosio, avvenuta per cause naturali, toglie un testimone dalla vicenda ed esaspera del tutto il Presidente che incarica pubblicamente la Corte Costituzionale di tracciare i contorni legali della vicenda in modo da stabilire una volta per tutte se sia lecito o meno utilizzare le intercettazioni delle conversazioni intercorse tra Mancino e Napolitano. Il punto legale risiede nell’interpretazione da dare alla legge n.219/1989, ovvero se può essere applicata nei confronti del capo dello Stato. L’organismo preposto per questo genere di cose è appunto la Corte Costituzionale e la tesi di Napolitano secondo cui chiarire questo punto di legge è essenziale per le prerogative del suo ruolo trova fondamento.

Anche su questi sviluppi proseguono i corti circuiti mediatici, con i media scatenati nel dibattere sia il concetto di intercettazione che le scelte del Presidente, nonché continuare a fantasticare sul contenuto delle telefonate, ormai oggetto del desiderio di qualsiasi direttore di testata. Escono su due quotidiani ricostruzioni piuttosto fantasiose con l’unico risultato di trovare ovvie smentite da parte della procura e del Quirinale. Politicamente si arriva di nuovo allo scontro di tesi sulle intercettazioni, in pratica ne parlano tutti senza che si dica alcunchè di sensato. Di nuovo, fumo e specchi, sullo sfondo la figura fragile di Napolitano.

L’ultima tranche di questo spettacolo insensato è la pubblicazione su un settimanale di proprietà riconducibile a Berlusconi dei “contenuti” delle telefonate Mancino-Napolitano. Fantasie tratte da articoli precedentemente pubblicati da altri e rimesse in bello stile, il tutto strumentale per rilanciare le polemiche e riportare la discussione in auge sui media e nella politica nazionale. Anche in questo caso la cosa rimbalza sui media, complice il clima da fine estate e la forte tendenza all’anti politica presente nella pubblica opinione.

L’inchiesta è ancora lì. Le domande su chi fosse in rapporti con la Mafia in quegli anni rimangono senza risposte certe, così come rimane lontano il raggiungimento della verità. Con i tempi debiti arriverà anche la risposta della Corte Costituzionale e sapremo se si possono o meno conoscere il contenuto di queste benedette telefonate. Il  danno comunque è stato fatto. Enorme. Per l’ennesima volta l’opinione pubblica è stata sviata dal fatto fondamentale per rincorrere polemiche sterili, ancora una volta un ruolo fondamentale dello Stato è stato messo in discussione senza tener conto delle leggi e della Costituzione, ancora una volta gli interessi privati (politici e non) sono stati messi davanti a quello dello Stato.   

Tra quattro mesi

Mancano quattro mesi. In dicembre, quando finalmente saremo nella stagione che preferisco, finalmente arriverà a scadenza l’indicazione del 21-12-2012, data ultima per la versione corrente del catastrofismo di serie Z che ha tanto impegnato l’industria mediatica negli ultimi tre anni.

Il giorno dopo, il 22, si apre la caccia. Il bello (si fa per dire) della Rete è che conserva memoria per molto tempo, più che sufficiente per rendere una barzelletta i nomi di chi si è affannato a cercare di spremere qualche dollaro dagli ansiosi parlando di catastrofi senza capo né coda.

Ho già una lista lunga un braccio di titoli e autori, se volete segnalare i vostri “preferiti” aggiungeteli nei commenti.