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Posts Tagged ‘civismo’

C’è stato un tempo, per molti lontano, in cui i cittadini potevano rivolgersi alla Pubblica Amministrazione con il timore derivato dall’ignoranza.

Spesso i richiedenti non sapevano neppure leggere e scrivere o avevano un livello di scolarizzazione molto basso.

Per queste persone rivolgersi a un diplomato o a un laureato era entrare in un livello di comunicazione diverso e farsi strada in mezzo alla burocrazia diventava un’impresa degna del miglior Indiana Jones.

In tempi come quelli poteva anche essere giustificata una distanza, non meramente fisica, tra la PPAA e i cittadini. Non a caso il ceto medio o non esisteva o era ai suoi albori e la democrazia finiva per essere espressione di un certo numero di oligarchie, almeno secondo la mia opinione. La storiellina italica secondo la quale in un paese le persone importanti erano il prete, il sindaco, il dottore e il maresciallo dei Carabinieri ha delle radici solide, più estese di quello che si potrebbe pensare.

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A quanto pare sta ripartendo il meccanismo, virtuoso, del civismo. La spinta dal basso per portare idee e istanze ai politici locali, coniugata con i mezzi della Rete, per accorciare le distanze tra i palazzi e i cittadini. Di cosa sto parlando? Dell’uso di Twitter e di gruppi mirati a comunicare con i sindaci, per esempio a Milano con Pisapia e a Cagliari con Zedda.

Almeno a parole pare che i destinatari gradiscano questo genere di contatto e l’utilizzo di un social network sicuramente può attirare anche chi di norma non frequenterebbe incontri pubblici tradizionali o sedi di partiti politici. È pur vero che ci si espone ai troll o ad altri tipi di maleducazione che rimangono però filtrabili e/o punibili nelle opportune sedi.

Tutto questo però presuppone un atteggiamento non accondiscendente verso i cittadini e il concetto di ricerca del dialogo, cosa spesso teorizzata e raramente applicata. Pochi comuni sono trasparenti sulla Rete malgrado fiori di disposizioni in merito e ancora meno propongono vere aperture verso il pubblico. Eppure è proprio dal livello più accessibile della funzione pubblica, quella appunto dei comuni, che si deve partire per cambiare le regole del gioco.

Pensate se fossero obbligatorie le primarie per tutti gli schieramenti politici, comprese le liste civiche. Oppure pensate a come sarebbe bello estendere il divieto di più di due mandati consecutivi anche al livello dei consiglieri comunali, degli assessori e dei vertici delle società controllate dalle amministrazioni pubbliche. Non sarebbero due segnali importanti? Specialmente in cui si rischia di passare dal rifiuto verso i partiti a un rifiuto totale della politica?

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