Dallo spazio e dal mare

Ieri sono arrivate due notize, slegate tra loro, che mi hanno fatto sgranare gli occhi e partire la fantasia verso i lidi che preferisco. Era un pezzo che non sentivo vibrazioni del genere.

La prima viene dalla NASA; dall’esame degli output di diversi sistemi hanno concluso che in alcuni momenti dell’anno c’è acqua allo stato liquido sulla superficie diMarte. La notizia la trovate qui. Ditemi voi se non vengono in mente progetti colonie e/o film di fantascienza.

La seconda viene dalla Svezia. Un team di ricercatori ha trovato sul fondo del mare un oggetto misterioso che hanno ‘fotografato’ con il sonar. Le immagini sono poco chiare, le vedete qui , ma viene descritto come oggetto di forma circolare di circa venti metri di diametro. Potrebbe essere qualsiasi cosa, dai resti di un sottomarino russo a qualche relitto. Ma se si pensa a tutte le voci sui dischi volanti tedeschi della WWII o al tema degli UFO… si aprono prospettive interessanti.

Misteri italiani

Ci sono pensieri, frasi, immagini che mi perseguitano finché non mi decido a metterli per iscritto. È una forma di esorcismo, una treccia d’aglio agitata di fronte al mio disordine mentale. Di solito funziona e posso mettermi a riprendere il filo delle mie attività normali.

È successo anche questa volta, il risultato è un mini (molto mini) saggio intitolato ‘Misteri italiani’. Lo so, è originale come scelta quanto i titoli del TG1 ma francamente non mi è mai interessato cercare il sensazionalismo a tutti i costi.

Si parla di misteri, per essere precisi di storie che risalgono agli anni ’30 e ’40 dello scorso secolo. Il filo conduttore sono tre italiani di rilievo (Guglielmo Marconi, Giuseppe Belluzzo e Luigi Romersa) che durante gli anni tristi del fascismo furono coinvolti a vario titolo in tre filoni sempre interessanti. Che ne dite di mettere insieme dischi volanti di ignota provenienza, i progetti tedeschi per la creazione di velivoli simili e le sperimentazioni della bomba atomica nazista?

Il link è questo. Formato PDF A5, gratuito. Non sono ancora in grado di fornirvi un ePUB decente, sorry.

Come di consueto il link è disponibile anche nella pagina dei download.

*** aggiornamento ***

Grazie alla cortesia di Mauro Ghibaudo adesso è disponibile anche la versione ePub del saggio a questo link.

Lo trovate anche nella pagina dei download.

 

 

Nick Cook – The Hunt for Zero Point

Nick Cook

The Hunt for Zero Point

2001

Broadway Books (Random House)

ISBN 0-7679-0627-6

pp. 319

Amazon.com Review

Imagine the power, economic and military, that would fall into the hands of the person who figured out how to bypass the ordinary laws of physics, defy gravity, and travel near the speed of light.

Though it sometimes seems to fall in the realm of science fiction more than pure science, aviation-technology journalist Nick Cook’s intriguing tale involves the long quest to develop antigravity vehicles and the sometimes eccentric characters who have played a part in it: Nazi rocket engineers, backyard inventors, NASA scientists, conspiracy theorists, and UFO watchers among them. The last group figures, Cook explains, because the ideal craft for “electrogravitic reaction” would take the form of a disc, a design consideration seen in the shape of current stealth aircraft. It could just be, the author suggests, that what witnesses have taken to be flying saucers might instead be antigravity-aircraft prototypes, though he cautions that “the subject is too complex … to conform to a single explanation.”

And therein hangs a good part of this always interesting, if admittedly speculative, story, which, regardless of the truth of the matter (or, perhaps, antimatter), will appeal to techies and Trekkies alike. –Gregory McNamee

Link per la pagina Amazon, il libro è disponibile anche usato a pochi dollari.

Recensione in un flash.

Nick Cook è un giornalista esperto nel settore aeronautico che si trova in questo libro a esplorare un settore ai confini della scienza ufficiale, le ricerche sull’antigravità. Il libro presenta il suo viaggio di scoperta, tra documenti storici e interviste con specialisti del settore aeronautico fino a presentare al lettore una serie di fatti e di interrogativi tali da lasciare stupiti. Sappiamo davvero cosa sta succedendo?

Voto: 07,00 / 10,00.

Recensione completa.

Nick Cook collabora con una delle testate più bullonare del mondo, Jane’s Defence Weekly, è un giornalista esperto nel settore aeronautico che per mestiere frequenta uno dei settori a più alto livello tecnologico che ci sia. Allo stesso tempo è abituato a scrutare nel mondo dei progetti segreti, degli esperimenti che non possono essere rivelati al pubblico. Da tecnico è abituato a stare ai fatti, ai documenti ufficiali, mentre come giornalista è portato a speculare sui retroscena e sull’influenza dei progetti militari sullo sviluppo scientifico.

L’autore affronta il problema dell’antigravità e di progetti che sono ai limiti dei confini accettati dalla scienza spaziando dagli anni ’20 del secolo scorso alle sperimentazioni dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale per arrivare ai progetti ‘neri’ americani dell’era moderna. Un viaggio complesso, non ortodosso, dove incontra personaggi misteriosi e sperimentatori che sono in grado di creare effetti impressionanti. Dalle rovine delle installazioni tedesche ai laboratori della NASA, dai reparti segreti delle maggior industrie aerospaziali americane fino al laboratorio improvvisato di un tecnico canadese Cook ci porta in territori dove in pochi si sono addentrati prima.

Il libro non è scevro di difetti. L’autore è fin troppo verboso, dettaglia i suoi spostamenti allo sfinimento e si può intuire quanto abbia soppesato alcuni argomenti per non bruciarsi i ponti con l’ambiente editoriale o con i suoi consueti contatti nell’industria. Il misterioso Marckus che lo guida in alcune fasi dell’indagine è fin troppo fumettistico, al punto di far dubitare della sua esistenza.

Rimane una buona lettura, utile per farsi parecchie domande su quello che crediamo di conoscere.

Un vero disco volante

Negli anni ’50 un gruppo di ingegneri di un’azienda canadese, Avro Canada, esplorarono la possibilità di costruire un ‘disco volante’ detto Avrocar. Riuscirono ad attrarre l’attenzione dell’aeronautica americana (immagino anche di quella canadese e inglese) per produrne una versione utile all’impiego bellico senza però riuscire a combinare granché. La storia la trovate qui.

Ma, questo è il momento dei ma, stiamo parlando della tecnologia disponibile negli anni ’50. Dei materiali in uso in quegli anni. Lo stesso dicasi per elettronica, motori, sistemi di controllo. Cosa succederebbe se un’azienda di grandi dimensioni come la Boeing (citata a solo titolo d’esempio) si impegnasse ora in un progetto del genere?

Da molti punti punti di vista un velivolo a forma di disco presenta dei vantaggi e i problemi di stabilità che hanno condizionato il progetto canadese ora potrebbero aver trovato soluzione.  Chissà, forse in qualche base segreta…