#PoweredByIndie and the need for freedom

bounty

A few days ago I received a mail from Amazon Kindle Direct Publishing, a call for a celebration of the indie authors and their choice to use their platform to market books. Well, it’s a good idea. But not only for the sake of Amazon, it’s about something more.

You see, I know that there are a lot of differences between a full-time author and a part-time writer. I also know that being published in a traditional way could bring much more money to an author, not to mention that part of the potential audience that will not read the electronic-oriented book formats.

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Get ready for Dark Legacy

Time for a self-promotional post, just to remember to everybody out there that there’s a new e-book incoming, hard and fast like any science fiction story should be.

The third installment of my ongoing series, Ghosts Of War, will hit the digital market July 15th, with the focus of the story about a young spaceminer in the Asteroid Belt and his dangerous journey to go back home.

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Lost Heroes – it’s finally out!

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What day is today? It’s the right day to unleash a new story on the market, to show you the second issue of my ongoing “Ghosts Of War” series.

New issue and the same team. Elena Betti created another wonderful cover, Davide Mana provides insight and editing, it’s up to me to tell you another story.

This one is takes place in the space between Venus orbit plane and Mercury’s own. Here you will two young Indian spacemen, ready to get the choice of their lives while recovering a wartime wreck. But there’s more, of course. Two different warships, engaged in a cat-and-mouse chase. And…

We have ghosts, ready to do whatever it takes to get a grip on the living. And…

We have secrets. Of the worst kind. And…

We have war veterans. People who are not afraid to put everything at stake to accomplish their mission.

Well, it’s time to go shopping and here’s the LINK!

Author/Publisher – You Need A Good Cover

There’s an old say: “You can’t judge a book by the cover”, it’s a good thing to remember as a metaphore and for sure it’s a good advice when it comes to read a book. There’s a little problem to consider too, in terms of marketing this say is wrong.

As an author/publisher you need the best cover available for your works. The very first thing potential customers will see about your ebooks is the cover and first impression matters a lot for the most part of readers when they browse on Amazon, looking for new stuff to load on their Kindle devices.

So what you have to do is to get a good cover, that have to be considered when you set up your budget unless you’re an artist on your own. What do you need in a good cover? Of course your name (or pseudonym), the title of your book, the name of your publisher (*); this is the minimum set of information that have to be displayed on it. If your book is a part of a series you’ve to add that piece of information too (i.e. Part two of the Steel saga).

Stone-Cold-Company

[a good cover sample, artist Luca Morandi]

Then you have to consider two different formats; the first is 300×300 for the preview, the second is 1200×1200 for the real cover. A good image in the latter format usually looks good in the first too but you have to check this out before using it for your book.  Now it’s time to consider background and lettering colors. The information on your cover have to be readable, so avoid using over-complicated fonts and focus on the composition: the information blocks (the aforementioned name-title-publisher) have to be spaced well enough to leave room for the image (or the images) to be seen.

For the background and lettering colors, it’s a matter of common sense and tradition. The two colors do not have to clash, nor they can be too much alike. For the tradition aspect you have to think about the books you have in your house; a lot of thriller/noir books got a black background, many science fiction books got a blue background, quite a number of romance books got a white or pink background and so on. Of course the lettering colour to use is to be readable of that background.

How about to rent an artist for your book cover? It could be a good investment for your project and a nice way to find a distinctive trademark for your works. Try at Deviant Art, there you’ll find thousands of good pros from a lot of countries, many of them well experienced in the field. If you got many contacts in the Net you can try to hold a little competition about that, using the money from your budget to set a good prize. Please remember that any e-book of yours will be on the market forever if you don’t recall it. So every cover will speak for your name as an author/publisher.

(*) A publisher? But I’m an author/publisher on my own! That’s true but it’s a matter of public image. If you stick on your cover the name of a firm, then you’re giving to the potential customers something that resemble the usual stuff he/she’s buying.

Soldi, carta e bit

Questo è un paese buffo, dove il concetto di passato sembra non riuscire ad attecchire. Ogni volta che si presenta un qualsiasi cambiamento sorgono le stesse resistenze, si esprimono gli stessi argomenti per combattere battaglie di retroguardia totalmente inutili, per lo più basate su preposizioni espresse come assiomi matematici che si vogliono essere indiscutibili.

E’ pienamente comprensibile esprimere dissenso o proporre alternative ma non sarebbe male farlo con qualche argomento logico o almeno dopo aver svolto il minimo sindacale di ricerca. Mi riferisco alla discussione assurda che dura da mesi sull’inesistente guerra tra libri in formato cartaceo versus ebook. Viene teorizzato uno scenario apocalittico che porterebbe alla scomparsa dei supporti cartacei, alla rovina di tutte le librerie, al crollo fragoroso dell’industria editoriale fino alla “sicura” scomparsa della cultura della parola scritta data la “nota” inaffidabilità dei supporti informatici.

La discussione parte quindi da uno scenario di povertà intellettuale sconfortante, probabilmente frutto di quell’istinto per la polemica che affligge gran parte dei nostri connazionali. Verrebbe anche da mettere in stretta relazione i fattori culturali noti, tipo lo scarso livello di istruzione riscontrato ai test rispetto alla media europea e il bassissimo livello di lettori forti certificato più volte dall’ISTAT, con questo continuo vociare sui social network e nella blogosfera.

Vediamo di dare uno sguardo al recente passato, esercizio utile quando si vuole fare analisi su cambiamenti che presentano forti similitudini. Qualche anno fa il mondo della musica commerciale si trovò ad affrontare il primo vero salto tecnologico, ovvero il diffondersi di supporti magnetici a fianco della tradizionale versione su vinile. Ho abbastanza anni da ricordare una serie di polemiche sulla purezza del suono, su come si perdesse una parte dell’esperienza artistica (!) con il passaggio sui compact disc e infine come il suono risultasse non riprodotto correttamento oltre i 20.000 Hz (frequenza peraltro non alla portata della stragrande maggioranza degli esseri umani). Ve lo ricordate?

Dietro queste diatribe c’era una guerra commerciale di grande portata con due multinazionali, Sony e Philips, impegnate a promuovere i propri prodotti per conquistare un mercato dal potenziale economico impressionante. Per chi non lo ricordasse alla fine vinse l’azienda giapponese con i rivali olandesi parzialmente compensati con la cessione e la gestione dei brevetti. Sempre in quegli anni ci fu il conflitto sui formati delle videocassette, VHS versus Betamax, che vide trionfare il formato tecnicamente peggiore per questioni del tutto commerciali.

In tempi più recenti è arrivata la seconda rivoluzione, quella del formato digitale. Nel pieno boom della Rete, la prima vera fase di espansione di internet, la comparsa dei formati alternativi al supporto fisico trovò un’industria del tutto impreparata e la totale inadeguatezza delle norme sui copyright e il commercio elettronico.  Il risultato finale, ormai lo possiamo vedere bene, è che l’industria è stata fortemente ridimensionata nel suo ruolo di gatekeeper del mercato, che gli artisti hanno acquistato un ruolo più importante nelle scelte commerciali e che il segmento retail (i negozi e le catene commerciali) ha pagato il prezzo più alto con la scomparsa di molti punti vendita. L’ultimo sviluppo ha dimostrato come una buona proposta su YouTube, se sostenuta via social network, sia in grado di affermarsi su scala globale scavalcando del tutto qualsiasi forma di intermediario tradizionale.

Si può affermare in sintesi che l’industria musicale dal 1982 al 2012 sia cambiata enormemente. Il mercato è rimasto, muove miliardi di dollari ogni giorno ed è diventato più accessibile. Nel frattempo le nicchie di mercato rimangono e godono di buona salute. C’è chi produce dischi di vinile e chi non ha nessun tipo di supporto fisico, accedono allo stesso mercato e prosperano senza danno alcuno per i clienti. Il pubblico è quello che ha tratto più vantaggio dal cambiamento; i lettori MP3 e i loro successori sono diffusi a basso costo in tutto il mondo e l’offerta per chi accede alla Rete è vastissima, spesso con un buon rapporto tra qualità e prezzo.

L’editoria ricorda da vicino la posizione dell’industria musicale del 1982. E fuori dai nostri angusti confini si sta già adattando da parecchi anni al salto tecnologico dal momento che non ci si può sottrarre a questo tipo di evoluzione.  Quello che cambia non è solo il mezzo che si usa per leggere ma un intero paradigma di mercato.  E’ in discussione il ruolo di gatekeeper degli editori, l’esistenza della filiera di distribuzione, il destino del segmento retail. Esattamente come per il settore della musica. L’affermarsi di player internazionali come Amazon sta costringendo le aziende italiane ad adeguarsi per rimanere presenti sul mercato, ad evolvere il loro modo di fare affari. E’ la stessa cosa, con qualche anno di ritardo.

Nessuno vuole eliminare i libri cartacei, così come nessuno voleva eliminare i dischi in vinile. Continueranno ad esistere, almeno fino a quando non smetteremo di utilizzare la carta per passare a qualcosa di altrettanto duttile (non esistono materiali del genere ad oggi ma c’è chi ci sta lavorando). Il vero problema è nelle abitudini di consumo e la storia recente ci insegna che è questione di pochi anni per avere la transizione che al di là delle Alpi è già avvenuta. Queste forme di resistenza culturale, peraltro immotivate, sono indice di rigidità mentale, di paura del nuovo.

Se davvero ci sono tutti questi difensori del libro-di-carta, come mai i dati dell’ISTAT ci mostrano un calo di lettori? Come mai le librerie sono quasi sempre deserte? Come mai ci sono così poche famiglie che hanno un numero decente di volumi in casa? Dove sono queste torme di appassionati quando vengono presentati i nuovi libri o quando si fanno eventi per promuovere la lettura?

Cari editori guardiamo al futuro

Questo post è per le case editrici. No, non è il solito lamento. No, non è neppure una captatio benevolentiae per farmi pubblicare qualche schifezza a mia firma. Diciamo che oggi, su questo blog,  è la giornata dell’amichevole collaborazione.

Care Signore, cari Signori;

il mercato è cambiato. Purtroppo non nel senso di un allargamento della fascia dei consumatori, continua il triste primato italiano del più basso numero di lettori tra i paesi industrializzati. Al contrario, una delle conseguenze della crisi economica in corso è una contrazione dei consumi detti voluttuari tra i quali, orrore supremo, è compreso il libro.

In più è in atto un trend, in lento e costante aumento, che vede i vostri clienti migliori (i lettori forti) migrare verso l’acquisto dei formati elettronici e, peggio ancora, verso i testi in lingua straniera. Qualcuno addirittura migra verso le autoproduzioni ma sono ancora numeri minimi per dovervi prestare seriamente attenzione.

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