Italy Standoff 2018 – a word from Jean-Claude Juncker

Politics are just wonderful. The more you know about it, the less it makes sense. Think about the current Italian situation, for instance. In the 80-plus days after the last round of political elections, we got every possible lecture from abroad, it looks like everybody wanted to put his or her finger in the pie.

It’s true that we got an unprecedented situation, with a party (the Five Stars Movement) that never had direct experience of nation-wide matters, partnered with another (the League, formerly known as The Northern League)  that is known for its Euroscepticism. So far, nobody knows for sure what the new government will do. To put it bluntly, they have the democratic right to push their own agenda ( for better or worse).

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Europe, it’s now or never

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One of the most important consequences of the beginning of the Trump presidency is that the last pillar of the old European diplomacy is gone. The new POTUS openly dislikes NATO, will support a new age of economic protectionism (Buy American! Anybody out there remembers this catch phrase?) and is ready to redesign the US foreign policy.

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The future lies in Greece

GREECE

This will be the last post of this year and my choice is to dedicate it to the Greeks. Yes, to the people of a country that has been almost destroyed in the last years for economic reasons, for the people who has seen everything change for the worst and left behind to pay errors committed in many places out its boundaries. It’s a tiny nation, with less than eleven millions people who found themselves deep down a national debt like never before.

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La risposta sbagliata

Ho appreso qualche giorno fa che per la successione del segretario generale della NATO, poltrona attualmente occupata dal danese Anders Fogh Rasmussen, si sta facendo con una certa insistenza il nome di un italiano. Sarebbe anche una buona notiza, dal momento che l’ultimo nostro connazionale a ricoprire quel ruolo è stato Manlio Brosio nel periodo 1964-1971.

Per il contributo di uomini e mezzi che abbiamo dato e stiamo dando alle missioni internazionali la scelta appare altrettanto giustificata (al momento abbiamo circa 10.000 effettivi impegnati in giro per il mondo, con tutte le spese e il carico di responsabilità che ne deriva) e nell’ottica di far ruotare queste cariche all’interno dei paesi dell’alleanza atlantica non è certo strano che tocchi di nuovo all’Italia.

Poi si arriva al nome dell’italiano che dovremmo candidare. Si tratta di Franco Frattini. Sì, proprio quel tizio che da anni ciondola nella scena politica italiana ed europea, lo stesso che tendiamo a rimuovere dalla nostra memoria appena succede qualcosa di più interessante come il passaggio di una zanzara. Se mi sforzo posso anche capire le ragioni di politica interna che fanno arrivare a una scelta del genere ma per prima cosa penso alla figura che ci facciamo come paese.

L’attuale segretario, il già citato Rasmussen, è stato primo ministro del suo paese ed è ritenuto una figura importante nella vita politica danese degli ultimi decenni. Si potrebbe dire che rappresenta nell’alleanza il suo paese con un peso apprezzabile, dato dalla reputazione e dagli atti di governo. Il confronto con Frattini stride e non poco. Rapportarsi poi con la figura di Brosio, membro di una generazione che ha pagato sulla sua pelle la seconda guerra mondiale e gli anni della costruzione della Repubblica, è del tutto improponibile.

In un momento in cui l’immagine del nostro paese all’estero è in lenta ripresa, dopo aver conosciuto dei veri e propri abissi, è opportuno candidare qualcuno che non rappresenta il meglio che possiamo esprimere? Dopo aver mandato Mario Draghi al vertice della BCE ed essersi aggrappati alla reputazione internazionale di Mario Monti, davvero possiamo permetterci una cosa del genere? E se il candidato italiano deve proprio essere espresso dalle file del centro destra per i soliti bizantismi è mai possibile che non ci sia qualcuno di più credibile?

Vorrei far notare come già in commissione europea abbiamo perso di “peso” negli ultimi anni, ridotti come siamo ad essere rappresentati in quella sede da Antonio Tajani che alla carica di vice presidente unisce un dicastero di secondaria importanza (dove comunque è riuscito a farsi notare da metà della stampa europea per una serie di dichiarazioni stravaganti sul turismo come diritto). Dato il momento critico e l’importanza della NATO dobbiamo poter fare di meglio, mettere finalmente le ragioni del sottobosco politico romano dietro le necessità dell’alleanza atlantica.

Come ultima considerazione, che spero sia ritenuta decisiva in sede NATO, mi spiegate come possiamo pensare di assumere un ruolo incisivo nell’alleanza se non riusciamo neppure a far liberare i nostri marò illegalmente trattenuti in India?