Di cosa dovremmo avere paura (dal New Yorker)

Qualche giorno fa sul blog di Alessandro Girola (Plutonia Experiment) ho letto di un articolo apparso su “The New Yorker” molto interessante a proposito del futuro e delle paure, vecchie o nuove, che potrebbe portarci.

Invito a recuperare il post in questione, a questo indirizzo, e per tutti metto a disposizione una mia traduzione dell’articolo citato. Avviso che si tratta di una traduzione “arrangiata”, nel senso che ho modificato parecchie frasi per adattarle alla lingua italiana e che io non sono esattamente un interprete.

L’articolo originale, a firma di Gary Marcus, è disponibile qui.

newyorker-logo

Ogni dicembre negli ultimi quindici anni l’agente letterario John Brockman ha tirato fuori il suo Rolodex e ha chiesto ad una legione di scienziati e scrittori di livello di considerare una domanda secca: Quale concetto scientifico potrebbe migliorare le nostre capacità intellettuali? (Oppure: A proposito di cosa avete cambiato idea?) Quest’anno le persone interpellate da Brockman (me compreso) hanno concordato sul tema di cosa dovremmo avere paura. Ci sono il fiscal cliff (1), la crisi economica europea, le tensioni perpetue in Medio Oriente. Ma a proposito delle cose che potrebbero accadere in venti, cinquanta o cento anni? La premessa, posta dallo storico della scienza George Dyson, è che “la gente tende a preoccuparsi troppo delle cose per cui non vale la pena e a non preoccuparsi abbastanza delle cose di cui si dovrebbe preoccupare.” Centocinquanta contributori hanno scritto saggi per il progetto. Il risultato è l’antologia di recente pubblicazione, “Di cosa *dovremmo* preoccuparci?” disponibile senza spesa sul sito di John Brockman edge.org

Alcuni saggi vanno troppo lisci; potrebbe essere confortante dire che “la sola cosa di cui ci dobbiamo preoccupare è la preoccupazione” (come hanno suggerito parecchi contributori), ma chiunque sia passato attraverso Chernobyl o Fukushima sa che non è così. Sopravvivere ai disastri richiede piani d’emergenza e lo stesso vale per evitarli per prima cosa. Ma molti saggi sono intuitivi e pongono l’attenzione su una vasta gamma di sfide per le quali la società non è adeguatamente preparata.

Un gruppo di saggi è focalizzato sui disastri che potrebbero accadere oggi, o in un futuro non troppo distante. Considerate, per esempio, la nostra crescente dipendenza da Internet. Per come la pone il filosofo Daniel Dennett: “Non abbiamo da preoccuparci molto a proposito di un ragazzino povero che costruisca un’arma nucleare nei bassifondi; costerebbe milioni di dollari e sarebbe difficile da fare di nascosto, dati i materiali esotici necessari. Ma lo stesso ragazzino con un laptop e una connessione a Internet può esplorare i punti deboli del mondo elettronico per ore ogni giorno, quasi del tutto invisibile e quasi a zero costi e con un rischio molto limitato di essere catturato e punito”.

Come hanno capito molti esperti di Internet, la Rete è piuttosto sicura dai disastri naturali per la sua infrastruttura ridondante (significa che ci sono molti percorsi possibili per i quali un qualsiasi pacchetto di dati può raggiungere la sua destinazione) ma è profondamente vulnerabile a un vasto raggio di attacchi deliberati, da parte di governi che vogliano censurarla o da hackers. (Scrivendo della stessa cosa, George Dyson fa l’eccellente suggerimento di proporre per qualche tipo di rete Internet di emergenza, “messa assieme dai telefoni cellulari e dai laptop attualmente esistenti,” che permetterebbe la trasmissione dei messaggi di testo nel caso che Internet fosse reso indisponibile.)

Ci dovremmo anche preoccupare dei cambiamenti demografici. Alcuni sono manifesti, come l’invecchiamento della popolazione (menzionato nel saggio di Rodney Brooks) e il declino nel tasso mondiale di nascite (messo in evidenza da Matt Ridley, Laurence Smith, e Kevin Kelly). Altri sono meno ovvi.

Lo psicologo evoluzionista Robert Kurzban, per esempio, sostiene che il crescente sbilancio di genere in Cina (dovuto alla combinazione di esami precoci sul sesso dei nascituri, aborti, politica del figlio unico e una preferenza per i maschi) è un problema in crescita di cui dovremmo preoccuparci tutti. Per come la spiega Kurzban, secondo alcune stime, per il 2020 “ci saranno 30 milioni di uomini in più delle donne nel mercato dell’accoppiamento in Cina, lasciando fino al 15% dei giovani maschi senza compagna.” Nota anche che “ricerche internazionali mostrano una relazione consistente tra tassi di sbilanciamento tra sessi e  percentuale di crimini violenti. Più alta la frazione di uomini non sposati nella popolazione, più alta la frequenza di furti, frodi, stupri e omicidi.” Questo finisce per portare a un PIL più basso e, potenzialmente, considerevoli disordini sociali che potrebbero diffondersi nel mondo. (Lo stesso ovviamente potrebbe accadere in ogni paese nel quale i futuri genitori impongano una preferenza per i maschi).

Un altro tema che attraversa l’antologia è quello che lo psicologo di Stanford Brian Knutson ha chiamato “metapreoccupazione”: ovvero se siamo psicologicamente e politicamente condizionati a preoccuparci di cosa davvero dobbiamo preoccuparci.

Nel mio saggio ho suggerito che c’è una buona ragione di pensare che noi non orientati in quel modo, sia per un’inclinazione cognitiva innata che ci fa focalizzare sui bisogni immediati (come far riparare la nostra lavastoviglie) sia per la diminuzione della nostra attenzione sugli scopi di lungo periodo (come fare abbastanza esercizio per mantenere la nostra forma cardiovascolare) e a causa di una cronica inclinazione per l’ottimismo conosciuta come “fallacia del mondo giusto” (la confortante ma irrealistica idea che azioni morali porteranno inevitabilmente a una giusta ricompensa). In una simile vena, l’antropologa Mary Catherine Bateson argomenta che “le persone informate si aspettavano un eventuale collasso del regime dello Shah in Iran, ma non fecero nulla perché non c’era una data di scadenza. Di contro, in molti si prepararono per Y2K (2) perché l’indicazione temporale era precisa.” Inoltre, come ci dice la storica delle idee Noga Arikha, “il nostro mondo è preparato per mantenere il passo per un presente furiosamente ritmato senza aver tempo per le complessità del passato,” il che porta a un’inclinazione cognitiva che lei chiama “presentismo”.

Come risultato, spesso ci muoviamo verso il futuro con i nostri occhi troppo strettamente focalizzati sull’immediato per prenderci cura di quello che potrebbe accadere nel prossimo secolo o due – malgrado le enormi conseguenze potenziali per i nostri discendenti. Come dice Knutson, la sua meta preoccupazione è che le attuali minacce (alla nostra specie) stanno cambiando molto più rapidamente di quello che avevano fatto nel nostro passato ancestrale. Gli umani hanno creato molto di questo ambiente con i nostri meccanismi, computer e algoritmi che causano cambiamenti rapidi, “distruttivi” e anche globali. Esempi sia finanziari che ambientali vengono facilmente in mente… I nostri motori di preoccupazione (potrebbero) non ricalibrare le loro direzioni per focalizzarsi su queste minacce in rapido cambiamento abbastanza velocemente per prendere azioni preventive.

Il cosmologo Max Tegmark si è domandato cosa succederebbe “se i computer potessero batterci in tutti i sensi, sviluppando intelligenze superumane?” Come nota Tegmark, ci sono “pochi dubbi che questo possa accadere: i nostri cervelli sono un mucchio di particelle che ubbidiscono alle leggi della fisica, a non c’è una legge fisica che precluda alle particelle di essere sistemate in modi che possano eseguire calcoli più avanzati.” La cosiddetta singolarità – le macchine che diventano più intelligenti degli uomini – potrebbe essere “la migliore o la peggiore cosa di sempre che possa accadere alla vita per come la conosciamo, quindi se c’è anche solo un 1% di possibilità che ci possa essere una singolarità durante la nostra vita, credo che una precauzione ragionevole sarebbe spendere almeno un 1% del nostro PIL per studiare questo problema e decidere cosa fare.” Eppure “per lo più lo ignoriamo e siamo curiosamente compiacenti a che la vita per come la conosciamo venga trasformata.

Lo scrittore di fantascienza Bruce Sterling ci dice di non avere paura, perché

I dispositivi wireless moderni in una “nuvola” sono un cyber-paradigma interamente differente rispetto alle immaginarie “menti su un substrato non biologico” degli anni ’90 che avrebbero potuto avere il “potere computazionale di un cervello umano”. Una Singolarità non ha un business model, nessun dei maggiori gruppi di potere nella nostra società è interessato nel provocarne una, nessuno che conta vede una ragione per crearne una, non c’è ragione”.

Ma l’ottimismo di Sterling ha poco a che fare con la realtà. Uno dei ricercatori di punta dell’intelligenza artificiale di recente mi ha detto che c’è circa un trilione di dollari “da guadagnare passando dalle ricerche da tastiera a una genuina risposta alle domande (da intelligenza artificiale) basata sulla Rete.” Google ha appena assunto Ray Kurzweil per far decollare i loro investimenti nell’intelligenza artificiale e malgrado nessuno abbia ancora costruito una macchina con il potere di calcolo di un cervello umano almeno tre gruppi separati ci stanno attivamente provando, in molti si aspettano che abbiano successo nel prossimo secolo.

Edison certamente non aveva previsto le chitarre elettriche e anche dopo decenni che la struttura di base di Internet è stata creata, poche persone previdero Facebook o Twitter. Sarebbe un errore per chiunque di noi pretendere di sapere esattamente cosa porterà un mondo pieno di robot, stampanti 3-D, biotecnologie e nanotecnologie. Ma almeno possiamo dare una lunga, dura occhiata alle nostre limitazioni cognitive (in parte attraverso l’incremento dell’addestramento nella meta cognizione e nel prendere decisioni su base razionale), aumentando significativamente l’attuale modesto ammontare di denaro che investiamo in ricerca su come mantenere le future generazioni al sicuro dai rischi delle tecnologie a venire.

gary-marcus

Gary Marcus, professore presso la NYU e autore di “Guitar Zero: The Science of Becoming Musical at Any Age”, ha scritto per nweyorker.com a proposito del lavoro nell’era dei robot, dei fatti e delle finzioni delle neuroscienze, delle macchine morali, di Noam Chomsky e di cosa debba essere fatto per ripulire la scienza.

Note:

(1)   Il fiscal cliff, traducibile come precipizio fiscale, è un termine coniato per descrivere l’attuale impasse sul bilancio federale degli Stati Uniti; con la legge vigente se viene oltrepassato un tetto fissato per il debito pubblico scattano tagli automatici sulle voci di spesa in bilancio, con conseguenze disastrose per il welfare e l’impiego pubblico;

(2)   Y2K stava per anno 2000, il cambio del millennio in termini di datario ha causato una massiccia revisione degli strumenti informatici per evitare crash di sistema o prestazioni fuori controllo.

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Tre notizie da ricordare

La fine del 2012 ha portato in dote alcune notizie che trovo allarmanti sia per la loro natura che per l’entità dei fenomeni che vanno a delineare. Mi riferisco in particolare a tre dati; il primo che conferma la tendenza delle nostre imprese a delocalizzare verso altri paesi, in particolare verso la Svizzera e la Slovenia, il secondo colloca a un livello abnorme, il 27%, la percentuale dei nostri laureati in uscita dall’Italia e il terzo, ultimo ma non per importanza, che certifica l’aumento dei fenomeni di migrazione interna da sud verso nord.

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Passato e futuro

E’ lo studio del passato che ci può far intuire come si svilupperanno le cose in futuro; dal passato estrapoliamo i dati per costruire similitudini, scenari, proiezioni statistiche, strategie per l’economia. In teoria, molto in teoria, dovremmo anche apprendere dagli errori per evitare di ripeterli nei periodi successivi.

Qui sotto riporto un’immagine che ha fatto il giro della Rete poco tempo fa. Si tratta di un gruppo scultoreo che si trova a Sofia, in Bulgaria, nei pressi del centro cittadino. Una scultura di epoca sovietica, fatta per commemorare la vittoria nella WWII sui nazisti. Interessante che sia stata fatta in un paese che era alleato della Germania durante il conflitto, vero? In ogni caso un writer l’ha modificata così:

the-figures-of-soviet-soldiers-at-the-base-of-a-soviet-army-monument-have-been-transformed-into-superheroes-in-sofai-the-capital-of-bulgaria

I simboli dell’immaginario occidentale, impressi a vernice su quelli del socialismo made in URSS. Un modo come un altro per marcare il passaggio dell’intero paese da una sfera di influenza all’altra, una sorta di adattamento psicogeografico al mondo che cambia.

L’immagine successiva invece non so collocarla geograficamente, so solo che si tratta dell’esterno di una ex fabbrica di gomma in Russia. Un robottone squadrato, probabilmente risalente agli anni ’50, rimasto a sorvegliare una landa desolata. Fa impressione nel suo essere già arcaico, si può quasi intuirne le crepe o sentire il rumore che fa il vento quando si accanisce sulla sua figura spigolosa. Da quello che ho capito la fabbrica è defunta da decenni.

robot statue outside a rubber factory

Un simbolo del passato quindi, di un momento rimasto ai margini dello svolgersi della storia per decadere pian piano fino a crollare sotto il proprio stesso peso. Nessun adattamento, nessun futuro. Il mondo è andato avanti e si è allontanato.

Il tutto per ribadire che il passaggio dal passato al futuro è tutto tranne che un evento lineare e che trovo sempre più difficile ignorare la sensazione che si sia sull’orlo di un grosso cambiamento, di una vero e proprio cambio di fase. Vedremo cosa ci porterà il 2013.

UFO: storia di un futuro passato

Il futuro è un concetto mutevole e rivedere con gli occhi del 2012 una serie dove la frontiera del futuro era posta al 1980 fa riflettere non poco. Parlo della serie U.F.O., capostipite di una serie di produzioni a tema, a cui viene dedicata per intero la settimana nella blogzine di cui mi onoro di far parte.

Un futuro cupo, figlio delle angosce della guerra fredda e delle memorie fin troppo recenti della seconda guerra mondiale. Un futuro dove a pochi toccava combattere una lotta segreta, contro un nemico palesemente non interessato alle trattative o alla diplomazia. Una guerra su piccola scala come numeri ma combattuta dall’orbita lunare alle profondità dei mari.

In Italia la serie U.F.O. fu letteralmente massacrata. Messa in onda solo parzialmente dalla RAI, pensata più come prodotto per l’infanzia o al massimo per gli adolescenti quando invece trattava di temi estremamente adulti (droghe, sessualità, divorzio, manipolazione mentale per citarne solo alcuni). Si può dire che abbia conosciuto una seconda giovinezza solo in seguito, quando venne messa nella giusta prospettiva.

Il vicino futuro, declinato in questa serie come diretta conseguenza delle conquiste tecnologiche degli anni ’60. Un futuro con una base orbitale di avvistamento, una base lunare permanente, collegamenti Terra-Luna, pensato per essere anche grafico oltre che avveniristico. Quello era il sogno di allora, sogno che trovò discendenza in altri progetti successivi.

Passate questa settimana con noi su “Il futuro è tornato”, il viaggio è appena cominciato.

Un passo avanti

Società civile uno, comune di Livorno zero. Volendo si potrebbe sintetizzare così lo stato attuale della vicenda che ha visto il comitato dei genitori dei bambini di tre scuole comunali contrastare la decisione di statalizzarle già a partire da settembre di quest’anno.

I nostri figli potranno finire il loro ciclo con le loro amatissime insegnanti, il che equivale a dire che per loro la sospirata continuità didattica verrà garantita. Garantire i diritti di questi bambini è indubbiamente una vittoria e un premio per chi si è veramente impegnato in loro difesa. Da genitore e da cittadino ringrazio chi ha scelto di far parte del comitato, chi lo ha attivamente sostenuto, chi ha collaborato e naturalmente l’avvocato Morini che ha portato sul piano legale le istanze necessarie.

La cosa buffa, forse anche patetica, è assistere alla processione di chi dopo ha cercato di farsi bello con questa vicenda. Nella migliore tradizione italiana c’era la fila per salire sul carro del vincitore, a cercare almeno un riflesso sui media locali e presso l’elettorato per accreditarsi come difensori dei diritti dei nostri piccoli. Uno spettacolo a tratti farsesco.

Il punto dirimente rimane però che senza l’azione del comitato e soprattutto senza mettere sul tavolo un esposto con rilievi pesantissimi non sarebbe successo nulla. I problemi e le illegalità passate rimangono, così come le ombre su diversi esercizi di bilancio comunale. Altra conseguenza, anche questa indelebile, è che una serie di personaggi che fanno parte della pubblica amministrazione si sono svelati per quello che sono, ovvero come inadeguati rispetto ai rispettivi incarichi. Considerazione simile vale per i rappresentati delle organizzazioni sindacali che non sono stati in grado di tutelare i legittimi interessi delle insegnanti.

La riunione di commissione di ieri pomeriggio, in particolare per quanto espresso dall’assessore Roncaglia, ha dimostrato che il comune non è in grado di esprimere pubblicamente un orientamento su quanto deve essere fatto nel prossimo futuro per sanare la situazione del corpo insegnante. Date le violazioni precedenti l’amministrazione deve scegliere su quale fronte esporsi dato che appare difficile conciliare le esigenze e i diritti di chi è in graduatoria comunale rispetto a come sono state gestite le cosiddette “somministrate” a partire dal 2007.

La sensazione è che si voglia cercare di mettere la polvere sotto il tappeto e rimandare qualsiasi provvedimento significativo a dopo le prossime elezioni amministrative, usando il tempo da qui al 2013 per sistemare le cose all’interno del PD e per portare avanti l’ordinaria amministrazione il più possibile lontano dall’attenzione della parte più attiva della cittadinanza. C’è chi sta cercando di prepararsi un posto a Roma, chi a Roma vorrebbe rimanere, chi vuole essere confermato in consiglio o in giunta, chi guarda alle municipalizzate; tutti con la speranza che anche al prossimo giro tutto vada come al solito e che il nuovo sindaco venga eletto con una maggioranza confortevole.

Guardando Livorno e conoscendone le difficoltà a me appare chiaro come l’esasperazione generale sia arrivata a un livello tale da renderla elettoralmente contendibile. Se le opposizioni riusciranno a trovare un candidato presentabile, evitando personaggi paracadutati da Roma o imposti dalle segreterie nazionali dei partiti, potrebbe essere abbastanza semplice portare il candidato PD almeno al ballottaggio. Ci sono tutte le condizioni per girare pagina, la lezione di Parma e le vicende di Milano, Napoli e Palermo sono esempi tali da non poter essere ignorati.

Primo anno su WordPress

Con oggi festeggio il primo anno di blogging su questa piattaforma. Grazie a tutti voi per la vostra attenzione e il vostro supporto, spero di poter migliorare in questo secondo anno di programmazione.

Gli anniversari e i compleanni sono sempre occasioni di riflessione, a volte anche per annunci su cosa verrà fatto nel prossimo futuro. In questo senso temo di non avere grandi novità da riferire, le linee di lavoro sono sempre quelle.

Alone“, il mio esperimento in lingua inglese, proseguirà per almeno altre tre puntate. In seguito verrà risistemato e utilizzato per sperimentare i vari formati di diffusione. Dall’esperienza vedrò di capire se vale o meno la pena di andare in quella direzione con la mia vis scrittoria.

Sui temi economici ho in mente una serie di piccole iniziative, tanto per dirne una quella di esaminare la composizione dei CdA dei principali istituti bancari e assicurativi dopo la catena di dimissioni e reincarichi attualmente in corso. E’ una geografia carsica che riserva sorprese, spesso pessime.

La politica ritornerà alla grande, sia italiana che non. In Maggio si insedierà Putin, ci sono le amministrative (un comune su otto circa ma stanno passando sotto silenzio), la corsa per le presidenziali americane entrerà nel vivo con la nomination repubblicana.

Mi interessa di più ragionare sul futuro, quello a portata di mano. Per vedere se davvero può partire dal basso come penso e finire con il travolgere la nostra classe dirigente. Alla faccia anche dell’antipolitica e di chi pensa si possa solo distruggere.

Top5 – Italia 2022

OK, è ufficiale. Il meme delle top5 ha generato un altro meme, dritto dalla penna di Davide Mana. Immaginare cinque (facciamo sei, dai!) scenari per il 2022. Herr doktor l’aveva pensato per i singoli, poi Alessandro Girola mi ha sfidato a portare la situazione sull’intero paese.

Il meme nasce qui.

Quindi tocca aprire la mente e portare avanti il calendario. Ladies and gentlemen, here we go.

Scenario uno, 2022 benvenuti nel terzo mondo.

Probabilità: bassa.

Alla fine non ce l’abbiamo fatta. il ceto politico-gerontologico e le sue clientele hanno concluso la loro brillante missione di disfacimento di un paese e siamo finiti per terra. il brutto è che la nostra caduta ha travolto prima l’euro e poi il resto dell’economia mondiale, causando una recessione che fa impallidire qualsiasi precedente conosciuto. Il nome “Italia” è diventato sinonimo di fallimento e la diaspora dei nostri connazionali ha sorpassato quella di inizio ‘900. In compenso siamo diventati un narcostato, una via di mezza tra un paradiso fiscale e una zona di industrializzazione senza regole. Siamo messi peggio del Messico del 2012, tanto per capirci. Chi poteva se ne è andato da un pezzo, gli altri cercano un angolo pacifico in cui tirare avanti.

Scenario due, 2022 benvenuti nel nulla.

Probabilità: bassa.

Ancora una volta Tomasi di Lampedusa ha avuto ragione. Sono cambiate le sigle dei partiti, sperimentate tre leggi elettorali diverse e mescolate le carte più volte negli enti statali e nelle poche aziende ancora rilevanti del paese. Il tutto per continuare a vedere le stesse facce, salvo alcuni decessi intervenuti nel frattempo. La pressione fiscale aumenta lentamente, le norme diventano sempre più bizantine e la coda nei tribunali sempre più lunga. Abbiamo vinto i mondiali di calcio un’altra volta e il consumo di derivati della cocaina è trasversale all’intero spettro sociale. Siamo saldamente ancorati alle posizioni basse di tutte le classifiche per istruzione, libertà di stampa e facilità di fare impresa. Il metodo Marchionne sta facendo presa in tutte le grandi aziende.

Scenario tre, 2022 in medio stat virtus.

Probabilità: media.

Eppur si muove, frase apocrifa attribuita a Galilei, descrive bene il paese. Ogni anno i dati di evasione e elusione fiscale calano, un poco alla volta. Ogni anno sale leggermente il numero degli occupati e le differenze di retribuzione uomo/donna si stanno appiattendo. Cresciamo poco ma abbiamo cessato di essere il fanalino di coda dell’Unione Europea, il cambio generazionale sta facendo riprendere quota al concetto di “civismo”. Rimane pressoché sconosciuto il concetto di riforme, in pratica i cambiamenti arrivano dall’adeguamento delle norme e ai trattati europei.

Scenario quattro, 2022 l’alternativa siamo noi.

Probabilità: media.

Ci abbiamo messo tanto ma alla fine abbiamo capito. Prendendo le mosse dal’ennesima serie di scandali abbiamo svecchiato in maniera pesante la classe dirigente e avviato un meccanismo a valanga che ha finito per trascinare verso il dimenticatoio una generazione di boiardi di stato. Il servizio pubblico RAI è diventato un caposaldo della scena culturale italiana e dopo essere stato sottratto alla mano politica ha finito per generare anche profitti. Un lento processo di aggregazioni sta riducendo il nanismo imprenditoriale, spinto finalmente da una politica nazionale che vincola gli investimenti e le commesse di stato ai cambiamenti della cultura aziendale. La precarietà estesa è stata progressivamente portata al livelo medio europeo grazie al semplice espediente di far costare un’ora di lavoro precario più di un’ora di lavoro a contratto stabile. Il nostro ruolo naturale di ponte nel Mediterraneo ci sta facendo giocare un ruolo da protagonista nella creazione della zona economica nordafricana.

Scenario cinque, 2022 un posto in prima fila.

Probabilità: bassa.

Alla fine qualcuno ha fatto i conti. 120 (evasione) + 60 (corruzione) + 200 (crimine) fanno 380 miliardi di euro all’anno, cifre del 2012, che distruggono il bilancio nazionale. In dieci anni si è fatta una battaglia spietata, tutta sulla cultura, per arrivare a stroncare le pastoie che avevano affossato l’Italia in passato. Questo ha portato ad emarginare dal tessuto sociale, a tutti i livelli, chi non rispettava le più elementari regole di convivenza sociale (come pagare le tasse, per esempio). Proprio dalla cultura e dall’arte, dal paesaggio e dalla bellezza, si è ripartiti per avere le risorse necessarie per modernizzare finalmente il funzionamento dello Stato. Dopo aver rottamato le idiozie celtiche della Lega il concetto di autonomia si è spostato sulle piccole comunità, ovvero sulla gran parte degli 8200 comuni italiani, dove portare il focus sulla microgenerazione e il totale superamento del digital divide ha consentito la nascita di migliaia di progetti innovativi.

A questo punto dovrei aver finito, giusto? E’ una top5 e le cinque posizioni le dovreste avere lette. Invece no, c’è il sesto scenario giusto per stare nelle regole del meme.

Scenario sei, 2022 ad astra!

Probabilità: minima.

Rotto l’argine del cambio generazionale e adottata come regola base l’assoluta assenza di conflitti di interesse pena l’azzeramento dei consigli di amministrazione l’Italia si è trovata nella solita necessità di crescere senza avere grandi risorse economiche o materie prime da sfruttare. Abbiamo aperto le porte al settore della ricerca medica e farmaceutica, prendendo nel nostro paese tutte le produzioni a basso costo destinate all’oblio dalle multinazionali e abbracciando la causa delle malattie rare. La direzione è quella dei nostri punti forti, etici o no che siano. Patrimonio artistico, protezione del territorio, agricoltura a impatto zero, microgenerazioni energetiche, riciclaggio e riutilizzo, azzeramento del digital divide, progettazione e realizzazione di armamenti, robotica, bioingegneria e biotecnologie.

Non siamo proprio stati dei bravi bambini. La cyberwar che abbiamo scatenato contro tutti i paradisi fiscali ha lasciato parecchi strascichi, in particolare con la Svizzera. In compenso le liste di evasori che abbiamo distribuito per il mondo hanno causato una strage fiscale mai vista prima. San Marino è praticamente fallita dal punto di vista bancario e lo IOR è stato messo sotto accusa da mezzo mondo. Siamo entrati in urto anche con il nostro alleato più ingombrante, gli USA. Accogliere la Turchia nelle UE, processo che abbiamo facilitato al massimo, non è piaciuto a Washington ma non è nulla di fronte al processo di aggregazione economica che stiamo favorendo dal Marocco al Libano. Dopo l’euro vedere nascere il dirham transnazionale, con ampia possibilità di espandersi a tutto il Medio Oriente, ha fatto scattare le sirene di allarme di tutte le super potenze.