Is your safe space an echo chamber?

You know, I think that we have missed another opportunity. This is about social media, the people who used them and some big misconception about what a “safe space” really is. Yes, it will be one of those post that you don’t really have to read. Except if you’re in the same internet bubble where I am.

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A taste of IoT – Internet of Things

Data cloud graph showing the closing percentag...

Data cloud graph showing the closing percentage increase or decrease of the New York Stock Exchange. Only the top 500 stocks by volume traded are displayed. Data is from Oct 2001, source: NYSE (Photo credit: Wikipedia)

Imagine tomorrow. In the morning, you go out from your flat. The smart door senses your exit, check out if anybody else is in the house, then lock itself sending data both to your smartphone and to the company that ensure safety in the building. You reach your smart car, that unlock itself when you’re in the two yards distance from the door.

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Cari editori guardiamo al futuro

Questo post è per le case editrici. No, non è il solito lamento. No, non è neppure una captatio benevolentiae per farmi pubblicare qualche schifezza a mia firma. Diciamo che oggi, su questo blog,  è la giornata dell’amichevole collaborazione.

Care Signore, cari Signori;

il mercato è cambiato. Purtroppo non nel senso di un allargamento della fascia dei consumatori, continua il triste primato italiano del più basso numero di lettori tra i paesi industrializzati. Al contrario, una delle conseguenze della crisi economica in corso è una contrazione dei consumi detti voluttuari tra i quali, orrore supremo, è compreso il libro.

In più è in atto un trend, in lento e costante aumento, che vede i vostri clienti migliori (i lettori forti) migrare verso l’acquisto dei formati elettronici e, peggio ancora, verso i testi in lingua straniera. Qualcuno addirittura migra verso le autoproduzioni ma sono ancora numeri minimi per dovervi prestare seriamente attenzione.

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Interrompiamo le trasmissioni per un annuncio urgente

Chi mi accusa di dormire, di essere distratto, ha perfettamente ragione. Fortunatamente ogni tanto arriva una provvidenziale sveglia, questa volta sotto i panni dello ‘scugnizzo’ Alex che mi gira la comunicazione dei ragazzi di Avaaz.

In pratica che succede? Per la prima volta il Parlamento trova il tempo e la voglia di ricevere il presidente dell’AGCOM per avere chiarimenti in merito all’ormai famosa delibera di cui abbiamo tanto parlato nelle scorse settimane. Il fatto di per sé è positivo. Qualsiasi regolamentazione di internet e del flusso di informazioni che ci gira è di rilevanza tale da richiedere che le decisioni vengano prese al massimo livello possibile.

L’idea quindi è di continuare a fare pressione. Chiedere ai parlamentari di riferimento, indipendentemente dalle proprie idee politiche, di attivarsi per fermare definitivamente la delibera e di avviare nel contempo una seria riflessione sulla Rete e il diritto d’autore per arrivare a una legge seria e condivisa.

Per essere estremamente chiaro, io penso che la nostra classe dirigente sia in larga parte ignorante e incompetente per quanto riguarda il web e i suoi problemi. In compenso sono in grado di contare e di capire quanto sia pericoloso fare imbestialire ancora di più la gente. Già vige un sentimento diffuso di astio nei confronti dei politici e non credo che ci sia ancora qualcuno che non se ne è accorto.

Quindi vi suggerisco di fare tre cose.

Firmare la seconda petizione di Avaaz, a questo indirizzo.

Scrivere una mail, educata e cortese, all’AGCOM in cui ribadite che non gradite la delibera.

Infine, scrivere una seconda mail, sempre educata&cortese, ai parlamentari di vostro gradimento perché facciano il loro dovere fermando una volta per tutte questa iniziativa di AGCOM.