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Se è vero che a fine anno si tirano le somme credo sia altrettanto vero che nell’occasione si debba anche mettere un po’ d’ordine, almeno mentale nelle proprie cose. Il mio 2012 è stato vissuto all’insegna dell’adattamento e di lezioni apprese in maniera piuttosto brusca.

economy

Intendiamoci, nulla di drammatico o di particolarmente problematico, diciamo che ogni tanto si ricevono richiami all’ordine dalla vita e che non bisogna mai dare nulla per scontato quando si ragiona sulle relazioni personali. Lezione appresa, vedremo come si svilupperà il tutto nel 2013.

work in progress

Lo spazio che volevo dedicare all’aggiornamento professionale è sparito nel nulla, peccato che l’esigenza ci sia tuttora e si faccia più pressante. La questione si ripresenterà nel 2013 con una certa forza, ci sarà da capire come inventare un modo adeguato di farvi fronte.

IL FUTURO E' TORNATO

IL FUTURO E’ TORNATO

Come blogger l’anno l’ho passato all’ombra di una nuova avventura, del progetto corale che è diventata la blogzine “Il futuro è tornato“. Con la fine del 2012 si conclude anche il periodo sperimentale di questa testata e posso dire di esserne soddisfatto. Ne parlerò in altra sede, appunto sulla blogzine. Viceversa, andando a vedere quanto scrivevo un anno fa:

Per l’anno prossimo la mia produzione sarà molto limitata. Ho in lavorazione un mini contributo a una serie di un altro autore e la seconda (e ultima) parte delle avventure della mia Stone Cold Company. Non mi lancerò in altre cose a meno di circostanze eccezionali o di progetti a sfondo benefico. L’idea è di produrre articoli e altri contributi per questo blog e soprattutto per la nuova piattaforma SF.

Posso dire di aver mantenuto il concetto di ‘limitato’. Il contributo alla serie di Enzo Milano non si è concretizzato, la seconda puntata della SCC è rimasta uno schema e qualche appunto sparso. In compenso è uscita l’antologia “Capacità nascoste” che ospita un mio racconto e che sarà il mio ultimo libro cartaceo salvo imprevisti. Ho chiuso pochi giorni fa (11 dicembre) la round robin “Due minuti a Mezzanotte” e partecipato ad un altro progetto per ora riservato.

BANNER 2MM

Ho inserito qualche post in inglese qui e là, il che è divertente ma è molto lontano da quello che avevo in mente (un altro blog tematico in inglese, idea naufragata). Vedrò se e come evolvere questo cosa nel 2013 ma per ora la sensazione è che si naviga a vista, in questa sede non riesco a crearmi un palinsesto di riferimento.

mobile phone and books

Sono riuscito a leggere di più, il che è sempre una bella soddisfazione, con una qualità media più alta dello scorso anno. Il focus è nettamente verso gli ebook (la proporzione è meno di un cartaceo su dieci letture), con proporzioni 55-45 sul bilancio italiano/inglese e su editi/autoprodotti. Volevo dare più spazio ai saggi ma sono rimasto sotto il 10%, altra cosa insoddisfacente.

Social_network2

Contro ogni previsione sono riuscito a rimanere sui social network, malgrado tutte le mie paturnie a riguardo. Merito di qualcosa che ufficialmente non esiste, il che ne fa una sorta di impossibilità logica che ben si sposa con quel tipo di attività. Continuo a pensare che gran parte della blogosfera e dei social sia troppo autoreferenziale, più simile a uno strumento di autoaiuto psicologico che non a una serie di strumenti utili.

Ho assegnato i miei non-premi dell’anno 2012, li potete trovare nella pagine apposita (le lame dell’anno).

Bene, l’anno è finito. A domani con la persona dell’anno.

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Andare in giro per i regali di Natale è una specie di corveé nel 99% dei casi, giusto? Allora tanto vale trovare lo spazio e il gusto di scegliersi qualcosa di proprio gusto, il che è quello che ho fatto ieri durante una rara sessione di shopping (per inciso, non è stata stressante). Ho trovato su una bancarella, a un euro, un romanzo breve di Greg Bear nell’edizione Nord / Cosmo.

zeroassoluto

Sto parlando di Zero assoluto, titolo italiano di Heads, pubblicato quando la collana Cosmo della Nord riproponeva i lavori del top level degli autori americani. In Rete si trova a 8-9 euro, una cosa assurda.

Paul Collier Guerre armi e democrazia

Più tardi mi sono finalmente preso un bel lavoro di Paul Collier, intitolato “Guerre, armi e democrazia” (orig. Wars, guns and votes. Democracy in dangerous places), ovvero un bel saggio ben documentato su alcune delle fasi più difficili dell’Africa moderna.

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Il prossimo volumetto

free_ebook

Ho finalmente concluso la serie sulle repubbliche ex sovietiche e come promesso a suo tempo mi accingo a farne un mini saggio, giusto per mantenersi in allenamento. Agli articoli ovviamente va aggiunto almeno uno straccio di prefazione, le solite cose sulle note, i credits, i disclaimer etc.

Ma manca la seconda parte, ovvero mettere a sistema i paesi citati secondo alcuni degli indici internazionalmente riconosciuti. Dico alcuni perché ce ne sono a centinaia (alcuni veramente strambi) e utilizzarli tutti produrrebbe una fila di numeri scarsamente utili, per non dire quasi incomprensibili.

A questo punto però scatta la domanda, quali indici usare? Considero irrinunciabile quello di Freedom House sulla libertà di informazione, va selezionato almeno uno di quelli che si riferiscono alla parità di genere, non può mancare un indice di progresso economico. Bastano per dare almeno una prima impressione dei paesi citati?

E ancora, diventa impossibile evitare un accenno all’URSS pre e post 1989, vanno messi in prospettiva il conflitto afghano (con tutta la War on Terror) rispetto alle tensioni economiche derivanti da gas-petrolio per l’area asiatica, bisognerà almeno spiegare per sommi capi il laccio economico europeo-russo e scrivere almeno qualche riga sull’influenza della Turchia.

A tutto questo va aggiunto un fattore tecnico. A confezionare un PDF decente ci metto poco, creare un adeguato epub o mobi è già altra cosa. Vedremo, il tempo per mettermi lì a fare le cose per bene latita. Poi c’è tutta l’annosa questione sul crearne una versione in inglese…

Ben che vada, ci si aprirà il 2013.

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Una piccola avvertenza: nessuno dei libri presenti nella top 5 esiste, almeno per quello che ne so io al momento. Nel senso che non solo non sono reperibili, ma che non sono mai stati scritti. Mi piace pensare di star pescando nel mare quantico delle infinite possibilità e che qualcuno, da qualche parte, li stia davvero scrivendo. Se pensate che qualche libro recente rientri in quanto descritto nella top 5, per favore fatemelo sapere.

Quinto posto:

una biografia ben documentata, scritta con il necessario distacco e non agiografica, di Edward Teller.

Quarto posto:

un saggio serio sulla fine del colonialismo europeo in Africa, qualcosa che copra dagli anni ’50 agli anni ’70.

Terzo posto:

un saggio serio sulla fine del colonialismo europeo in Asia, periodo però compreso tra il 1900 e il 1970.

Secondo posto:

un solido romanzo ucronico, magari ambientato in Sud America.

Primo posto:

un solidissimo romanzo SF, sottogenere hard SF, pesantemente contaminato dal noir.

Lo so, è una specie di wishlist. Ma perché non sognare?

 

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Dambisa Moyo

La carità che uccide (2011)

Orig. Dead Aid (2009)

Bur saggi ottobre 2011

pp. 260

ISBN 978-88-17-05005-0

Euro 10,90

Su Ibs.it a questo link.

Traduzione di Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini

Quarta di copertina.

A partire dagli anni Cinquanta fino ad oggi oltre mille miliardi di dollari sono stati elargiti alle disastrate economie africane. Ma la situazione è ancora difficile: cosa impedisce al continente di affrancarsi da una condizione di povertà cronica? Secondo l’economista africana Dambisa Moyo, la colpa è proprio degli aiuti, un’elemosina che, nella migliore delle ipotesi, costringe l’Africa a una perenne adolescenza economica che la rende dipendente dai Paesi ricchi, e, nella peggiore, contribuisce a diffondere la corruzione. L’alternativa è chiara: seguire l’esempio della Cina, che negli ultimi anni è riuscita a sviluppare una partnership sofisticata ed efficiente con molti Paesi della zona subsahariana.

Con le sue rivoluzionarie tesi, Dambisa Moyo pone l’Occidente di fronte ai pregiudizi che sono alla base delle sue “buone azioni”, e lo invita a liberarsene. Allo stesso tempo invita l’Africa a liberarsi dei cosiddetti “aiuti” occidentali che pretendono di essere il rimedio mentre costituiscono il virus stesso di una malattia curabile: la povertà.

Recensione flash.

Saggio interessante per le idee di base e come strumento per iniziare a ragionare d’Africa su altre basi. Risente nell’impostazione del non voler essere troppo tecnico rispetto alla pubblicistica del settore economico continuando però a citare studi e autori sconosciuti al grande pubblico. 

Voto: 06,50 / 10,00.

Recensione.

Un nuovo modo di guardare alla crescita economica del continente africano, a partire dall’esame impietoso del fallimento generale della politica degli aiuti post WWII. Questa la tesi di questo saggio di Dambisa Moyo, economista africana con un solido curriculum internazionale.

L’idea di fondo è questa, accettare che non è possibile proseguire un sistema che ha prodotto pochissimi risultati per tendere invece a una serie di politiche, sia esterne che interne al continente africano, che portino ad accogliere finalmente a condizioni paritetiche le nazioni che sapranno fare il salto di qualità necessario.

In contrapposizione al modello occidentale degli aiuti, spesso sprecati o accaparrati da criminali, viene messo il sistema cinese di cooperazione tramite la realizzazione di progetti nazionali e transnazionali, esempio già seguito dall’India nel rapportarsi con le economie emergenti del continente nero. Un invito trasparente al cambiamento, all’abbandono delle logiche protezionistiche in voga per favorire un futuro dove si superino le diseguaglianze economiche.

L’autrice scrive queste pagine per rivolgersi al grande pubblico, prime mover della scena politica in ambito occidentale, scegliendo di conseguenza un approccio non tecnico per non affogare il lettore di tabelle e grafici (evitando anche il 99% del gergo specialistico, altro ostacolo non da poco). Sforzo apprezzabile che però finisce con lo scontentare chi abbia già una formazione economica o si interessi di questo scenario in maniera tecnica.

Un buon biglietto d’ingresso alle problematiche socio-economiche africane, che finisce per rimandare all’approfondimento delle fonti citate in appendice per allargare il focus e acquisire più dati. Ne raccomando la lettura, suggerendo nel contempo di procedere in seguito con altri testi più tecnici o con gli studi pubblicati in maniera gratuita da molte organizzazioni economiche.

La voce di Wikipedia dedicata all’autrice qui.

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Se è vero che a fine anno si tirano le somme credo sia altrettanto vero che nell’occasione si debba anche mettere un po’ d’ordine, almeno mentale nelle proprie cose. Il mio 2011 è stato burrascoso sotto molti punti di vista ma mi ha riservato momenti estremamente importanti sia per la mia vita privata che per la sfera professionale. Anche nel ristretto ambito della blogsfera c’è stato movimento e per la maggior parte dei casi ha avuto conseguenze interessanti.

Malgrado una pletora di distrazioni sono riuscito a rilasciare due mini saggi quest’anno, sviluppo tanto imprevisto quanto soddisfacente. In più sono riuscito a dare una zampa ad altri autori sia in sede di revisione che di minimi contributi allo sviluppo dei loro lavori, ruolo che mi diverte sempre moltissimo. In compenso ho cancellato una lunga lista di progetti e progettini, passati dai cassetti virtuali dei miei computer direttamente al cestino. Pazienza.

Per l’anno prossimo la mia produzione sarà molto limitata. Ho in lavorazione un mini contributo a una serie di un altro autore e la seconda (e ultima) parte delle avventure della mia Stone Cold Company. Non mi lancerò in altre cose a meno di circostanze eccezionali o di progetti a sfondo benefico. L’idea è di produrre articoli e altri contributi per questo blog e soprattutto per la nuova piattaforma SF.

Chiudo l’anno con la fine dell’organizzazione delle pagine. Se ci fate caso di recente ho aggiunto prima la sub pagina di riepilogo delle “recensioni” e negli ultimi giorni ho aggiunto prima la sub pagina intitolata “le lame dell’anno” e questa mattina la nuova sub pagina “statistiche”. L’idea di base è quella di rendere trasparente per quanto possibile l’attività che viene svolta su questo blog.

Le lame dell’anno sono un minimo riconoscimento, una sorta di ‘grazie’ formale per i libri che mi hanno più colpito ogni anno. È diviso in due categorie, narrativa e saggistica. Lo dovevo già assegnare lo scorso anno sul vecchio blog, non fu possibile per una serie di problemi di varia natura. Se tutto va come deve andare ogni anno a dicembre aggiungerò le nuove lame.

Il quadro delle statistiche nasce per riepilogare le mie letture sotto alcuni indicatori di massima e di rendere pubblici i dati relativi a questo blog. Ad anno nuovo quindi procederò con il computo definitivo delle cifre del 2011 e spero anche in questo caso di ripetere l’operazione ogni anno.

Il mio 2012 comporterà anche un massiccio aggiornamento professionale. Java SDK e MySQL i due ambiti con cui fare i conti, con la programmazione ad oggetti come punto di partenza. C’è da correre e tanto spazio per farlo. Ci si vede domani per l’ultimo post dell’anno e le mie ‘person of the year’.

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Come minacc promesso, ecco qui anche il mio regalo per queste festività del ca gioiose di quest’anno.

Ladies and gentlemen, please welcome Aurora! Cliccate qui.

C’è voluto parecchio per arrivare a questo mini saggio. Sembra una contraddizione in termini dato che si parla di un 30 pagine in formato A5 ma non avete idea della melma che c’è sulla Rete quando si cercano notizie sull’Aurora.

Dai video dementi su YouTube a siti / blog pieni di chiacchere prive di senso, riuscire a trovare qualcosa di intellegibile è stato un viaggio di scoperta. Alla fine ha avuto solo valore di verifica dal momento che ho deciso di non includere immagini o schemi all’interno del testo per evitare qualsiasi diatriba presente e futura sui copyright.

All’interno del libercolo troverete i due riferimenti bibliografici che sono riuscito a trovare in questi mesi, gli unici testi dove si tratta del progetto Aurora. Manco a farlo apposta uno ne sostiene l’esistenza, l’altro la nega ed entrambi mancano di un riscontro apprezzabile. Per ipotesi realistiche sulla struttura o sulle prestazioni dell’Aurora rimando al testo di Sweetman (controllate la pagina delle recensioni per trovarne i riferimenti).

Per la versione in epub ci sto lavorando, gli esperimenti fatti finora non mi hanno soddisfatto. Quando sarà pronta ne darò notizia oltre ad includerne il link per scaricarla nella pagina dei download.

Ringrazio di nuovo Mitvisier, la sua copertina è senz’altro la parte migliore di tutto il lavoro.

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Annie Jacobsen

Area 51: an uncensored history of America’s top secret military base (2011)

Little, Brown and Co.

ISBN 978-0316132947

pp. 544

Prezzi vari, vedere su Amazon.com qui.

 

Quarta di copertina (da Amazon.com).

Area 51 is the most famous military installation in the world. And it doesn’t exist. Located a mere seventy-five miles outside of Las Vegas in Nevada’s desert, the base has never been acknowledged by the U.S. government-but Area 51 has captivated imaginations for decades.

Myths and hypotheses about Area 51 have long abounded, thanks to the intense secrecy enveloping it. Some claim it is home to aliens, underground tunnel systems, and nuclear facilities. Others believe that the lunar landing itself was filmed there. The prevalence of these rumors stems from the fact that no credible insider has ever divulged the truth about his time inside the base. Until now.

Annie Jacobsen had exclusive access to nineteen men who served the base proudly and secretly for decades and are now aged 75-92, and unprecedented access to fifty-five additional military and intelligence personnel, scientists, pilots, and engineers linked to the secret base, thirty-two of whom lived and worked there for extended periods. In Area 51, Jacobsen shows us what has really gone on in the Nevada desert, from testing nuclear weapons to building super-secret, supersonic jets to pursuing the War on Terror.

This is the first book based on interviews with eye witnesses to Area 51 history, which makes it the seminal work on the subject. Filled with formerly classified information that has never been accurately decoded for the public, Area 51 weaves the mysterious activities of the top-secret base into a gripping narrative, showing that facts are often more fantastic than fiction, especially when the distinction is almost impossible to make.

Recensione flash.

Inchiesta di stampo giornalistico sulla storia e i misteri dell’Area 51. Malgrado il taglio non prettamente sensazionalistico e un’enorme lista di fonti / documenti non convice del tutto per il credito concesso ad alcune tesi molto controverse.

Voto: 06,00 / 10,00

Recensione.

Ci sono libri che lasciano con una sensazione sgradevole, una sorta di retrogusto intellettuale che ti fa dubitare di aver fatto bene a dedicargli del tempo. Questo saggio sulla storia della base militare più famosa e controversa del mondo fa parte della categoria. L’autrice è una giornalista e ha evidentemente cercato di documentare o riscontrare in qualche modo tutti gli episodi che racconta e presenta con un punto di vista che vorrebbe essere neutrale; il punto debole del libro è proprio in questa premessa. Non mi sembra sensato mettere sullo stesso piano fatti confermati e incontrovertibili, per i quali esistono fior di prove, con tesi basate più sul complottismo per le quali non ci sono basi verificabili.

Il testo offre una carellata interessante di eventi poco conosciuti al grande pubblico che spaziano dai progetti della CIA e dell’Air Force per una lunga serie di velivoli sperimentali ai programmi di esperimenti nucleari condotti dentro e fuori gli USA, il tutto con una serie di insight sulle controversie all’interno delle varie amministrazioni presidenziali e degli stati maggiori delle forze armate. A tratti emerge chiaramente l’atmosfera irripetibile degli anni ’50 e ’60, quando le frontiere dello scibile venivano spostate avanti a forza di esperimenti al limite del temerario che oggi sarebbe difficile immaginare. È su questo terreno che la Jacobsen mette a segno i colpi migliori e riesce a coinvolgere di più il lettore.

Come impostazione è un libro rivolto al pubblico americano che cerca di collocarsi nella scia del giornalismo investigativo avendo come concetto base quello di svelare ai lettori come sono stati spesi i fondi federali e che razza di programmi sono stati portati avanti per decenni sotto la copertura del segreto militare. Visto da un europeo in alcune parti sembra addirittura ingenuo data la differenza con l’approccio cinico che esiste da questa parte dell’Atlantico verso i governi nazionali. La tesi di fondo rimane comunque interessante se la si vuole inquadrare come una storia delle misure prese dai governi statunitensi negli anni della guerra fredda e, in seguito, degli ultimi decenni di fronte a un quadro strategico globale in costante evoluzione. Non mancano le critiche, sempre espresse sobriamente, verso un apparato industriale e militare che appare sempre più distante dal resto della nazione.

Pur avendo assegnato un voto sufficiente non raccomando di acquisire questo libro a meno di non essere fortemente interessati alle tematiche relate all’Area 51. Non aggiunge niente di sostanziale e come già accennato lascia troppo spazio a tesi ardite per quanto riguarda il crash di Roswell del 1947.

Recensione del NY Times: http://www.nytimes.com/2011/05/16/books/area-51-by-annie-jacobsen-review.html?pagewanted=all

 

Annie Jacobsen

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Nota per i naviganti: per l’intero mese di ottobre 2011 tutti i post di questo blog riporteranno come prima parte queste righe per ricordare che è possibile votare per il concorso SF qui fino alle 23.59 del giorno 31 di questo mese. Modalità di voto e lista delle proposte sono contenuti nel post linkato.

 

Lo spazio per scrivere mi si è drasticamente ridotto, di pari passo con la crescita di altre iniziative di cui mi sto occupando. Questo ha portato prima alla dolorosa cancellazione del progetto Goliath e a dover seriamente riconsiderare le altre cose che avevo in mente.

Negli ultimi mesi sono riuscito solo a completare un racconto che ho sottoposto a valutazione per la neonata collana Gemini e a partecipare al primo livello segreto del Sick Building Syndrome. Poca roba davvero, il prefetto contrario della necessità di avere continuità nella scrittura per avere buoni risultati.

In cantiere ho un sourcebook, legato a un progetto attualmente in corso di cui non posso parlare oltre. Sono però ancora ad uno stadio iniziale, ci sono solo le ossa. È vero che ho tempo a disposizione e non sono sotto consegna ma concretizzarlo darebbe respiro alla programmazione del progetto.

Poi c’è l’Aurora. Doveva essere un altro mini saggio dopo ‘Misteri italiani’, il mio contributo a una mitologia moderna che si doveva basare sui libri di Sweetman e Peebles sui black project del mondo areonautico americano. Tutti i giorni qualcuno arriva su questo blog seguendo questa chiave di ricerca, sarebbe anche una mossa furbetta da fare.

Il meccanismo virtuoso che porta dal formulare le idee a metterle giù in un formato accessibile sembra esserci inceppato, un ingranaggio ostruito da cose che non riesco a focalizzare. Proprio per questo viene da pensare che non è certamente indispensabile scrivere e che forse ha più senso dedicarsi ad altre cose, a portare avanti un’attività più legata alla critica e alla diffusione dei libri.

Proprio sulla critica, sulle forme che è più opportuno che assuma, su come approcciare questo tipo di attività si apre un fronte interessante. Recensire in sé non è qualcosa di problematico se ci si accontenta di avere alcune informazioni sul libro e un parere generico (è come le sto facendo su questo blog, tanto per capirsi), viceversa se si vuole analizzare un libro si deve per forza di cose salire a un livello più alto e questo restringe di molto la fruibilità di un articolo.

Sulla Rete esiste una soglia di attenzione piuttosto bassa. Oltre le dieci righe si perde una buona fascia di lettori e fare approfondimenti (in qualsiasi campo) è appannaggio di pochi. Vale la pena spendere tempo e risorse per stendere un articolo di qualche cartella se poi non interessa? Io già scrivo post abbastanza articolati sull’attualità e sui temi di fondo dell’economia, non mi pesa certo estendere quel tipo di atteggiamento anche ai temi legati alla narrativa. Se poi si perdono lettori, pazienza.

Nei prossimi mesi vorrei analizzare, con il vostro aiuto, le proposte italiane recenti nel genere SF. Sia per capire quali sottogeneri sono praticati e quali no che per cominciare a tracciare una mappa degli scrittori nostrani. Mi riferisco anche alle autoproduzioni e ai piccoli editori, la visuale deve essere la più ampia possibile.

Tempo di cambiare, di respirare aria nuova. Anche dentro l’editoria nostrana.

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Natale Mario Di Luca

La Massoneria (2011)

Atanòr

pp. 248 – Euro 14,50

ISBN 88-7169-032-X

Quarta di copertina.

In un’ampia ed efficacissima sintesi, rigorosamente fondata sotto il profilo scientifico, l’autore ricostruisce nella prima parte dell’opera l’intera storia della Libera Muratoria dalle origini ai giorni nostri, fondendo in un’unica esposizione gli uomini, i fatti, l’evoluzione delle idee e del patrimonio leggendario e simbolico della principale via iniziatica sopravissuta in Occidente e, nel corso degli ultimi tre secoli, diffusasi in tutto il mondo nella sua versione “speculativa”, che ne costituisce la versione più recente nel corso di uno svolgimento le cui premesse risalgono con tutta probabilità ad epoche remotissime. La seconda parte è interamente dedicata alla Libera Muratoria in Italia, con particolare riguardo alla ricostruzione delle tormentate vicende – persecuzioni, eclissi e rinascite, scissioni, dinamiche interne – che dal XVIII secolo gli albori del XXI ne hanno caratterizzato lo sviluppo e plasmato la peculiare fisionomia.

Recensione flash.

Un buon testo di base per chi vuole capire cosa sia la Massoneria, ben documentato e con ampi riferimenti storici. Utile anche a fini di documentazione qualora si volesse trattare l’argomento.

Voto: 07,50 / 10,00.

Recensione.

Mentre mi documentavo per un progetto di romanzo poi abortito mi sono trovato con la necessità di procurarmi un testo serio sulla Massoneria, magari focalizzato sulla realtà italiana, il che mi ha fatto scoprire un numero abnorme di libri il cui livello di serietà e documentazione è francamente risibile. Grazie al mio libraio di fiducia, alla faccia di chi ne sostiene l’inutilità, ho potuto acquisire questo saggio e soddisfare finalmente le mie necessità.

La Massoneria è un soggetto complesso che copre un arco storico di diversi secoli e che nel nostro paese ha conosciuto una storia a dir poco tormentata. Osteggiati dalle gerarchie cattolico romane, repressi duramente dal Fascismo, respinti dai maggiori partiti del dopoguerra ed eternamente divisi tra loro per questioni che viste dall’esterno sembrano di lana caprina i massoni italiani non hanno proprio avuto una vita facile. Protagonisti in particolare nel diciannovesimo secolo, cito un ‘fratello’ per tutti: Garibaldi, i massoni hanno conosciuto in seguito stagioni decisamente più in ombra, schiacciati come sono stati dal confronto con le organizzazioni straniere e dall’allontanarsi dal lato rituale per immergersi a fondo nella politica, cosa che esula dagli scopi di fondo della Massoneria. Nelle cronache moderne del nostro paese li si ricorda soprattutto per la loggia P2, a cui nel volume viene riservata una disamina tagliente come esempio di totale deviazione dal soggetto massonico.

Al tema delle divisioni interne della Massoneria è riservato ampio spazio dato il numero elevato di soggetti e di differenti ritualità che hanno caratterizzato la versione italiana di questo movimento. A credito di questo libro va fatto notare come non si glissi neppure sugli episodi più bassi, assolvendo al compito di informare i profani o chi, come me, ha accesso solo parziale alla storia di queste confraternite. Anche il quadro internazionale e i rapporti tra i vari rami della Massoneria sono ben rappresentati e riescono a fornire un quadro d’insieme di buon livello.

L’autore riesce a mentenere un tono distaccato in quasi tutte le occasioni, sconfinando di quando in quando in toni dottorali un po’ pesantiche rendono meno scorrevole il testo. L’altro difetto del volume è dato dall’impaginazione / strutturazione che per mantenere basso il numero delle pagine favorisce un’alta densità del testo a danno della leggibilità. Ottime le note e i materiali riepilogativi in coda al testo.

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