Blanchard ammette di aver sbagliato e nessuno cambia idea

C’è un personaggio importante, molto importante, che ha ammesso per iscritto di aver sbagliato. Di per sè sarebbe una notizia bomba qui in Italia, è decisamente più consueto all’estero. Tranquilli, non stiamo parlando di un nostro connazionale, neppure di un politicante da strapazzo. Ribadisco, è una persona importante. Olivier Blanchard. Lavora per il Fondo Monetario Internazionale. Mai sentito? Dovreste conoscerlo invece. E’ una delle persone che determinano gli orientamenti dell’FMI, il che ne fa davvero un uomo importante in tempi di crisi.

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Il primo gennaio, insieme a Daniel Leigh, ha rilasciato un working paper (disponibile qui) di cui consiglio la lettura. Sono una trentina di pagine in inglese, piuttosto semplici da tradurre ma con qualche deriva matematica sui metodi di calcolo e previsione e sono una carica di C4 sugli ultimi tre anni di politiche economiche occidentali. In pratica si dice che i calcoli (e di conseguenza le previsioni) sono sbagliati. E non di poco. Il che significa che le azioni dell’FMI basate su quelle previsioni si sono rivelate troppo depressive per i cicli economici e quindi non adeguate a risolvere i problemi. Ops!

Citando direttamente dalle conclusioni del documento si apprende che:

If we put this together, and use the range of coefficients reported in our tables, this suggests that actual multipliers were substantially above 1 early in the crisis. The smaller coefficient we find for forecasts made in 2011 and 2012 could reflect smaller actual multipliers or partial learning by forecasters regarding the effects of fiscal policy. A decline in actual multipliers, despite the still-constraining zero lower bound, could reflect an easing of credit constraints faced by firms and households, and less economic slack in a number of economies relative to 2009–10.
However, our results need to be interpreted with care. As suggested by both theoretical considerations and the evidence in this and other empirical papers, there is no single multiplier for all times and all countries. Multipliers can be higher or lower across time and across economies. In some cases, confidence effects may partly offset direct effects. As economies recover, and economies exit the liquidity trap, multipliers are likely to return to their precrisis levels. Nevertheless, it seems safe for the time being, when thinking about fiscal consolidation, to assume higher multipliers than before the crisis.
Finally, it is worth emphasizing that deciding on the appropriate stance of fiscal policy requires much more than an assessment regarding the size of short-term fiscal multipliers.
Thus, our results should not be construed as arguing for any specific fiscal policy stance in any specific country. In particular, the results do not imply that fiscal consolidation is undesirable. Virtually all advanced economies face the challenge of fiscal adjustment in response to elevated government debt levels and future pressures on public finances from demographic change. The short-term effects of fiscal policy on economic activity are only one of the many factors that need to be considered in determining the appropriate pace of fiscal consolidation for any single country.

Bene. Sappiamo che è stato fatto un errore. Basarsi solo sulla rigidità fiscale (vedi fiscal compact europeo) e sulla gestione delle liquidità è sbagliato. Benissimo. E quindi? Adesso come ne usciamo? Nel documento non se ne fa parola, nè rimanda ad altri documenti esplicativi. La domanda è: chi glielo spiega alla Merkel?

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