Coming out bullonaro

Lo ammetto, sono un bullonaro. Faccio il mio coming out, affermo in pubblico la mia terribile diversità. Che posso farci, adoro i dettagli tecnici, pretendo che le azioni siano plausibili e trovo interessanti le descrizioni e gli infodump in cui viene illustrato come avvengono cose importanti nella narrazione.

Indovinate un po’ che succede quando invece mi ritrovo con delle emerite idiozienel bel mezzo di un bel romanzo o in un film. Mi salta completamente il sense of wonder, la sospensione dell’incredulità e qualsiasi altra maniera di essere coinvolto dalla narrazione. È grave. Non c’è disintossicazione che tenga o percorso di recupero in comunità. Comincio a digrignare i denti, sudo, borbotto oscure minacce in linguaggi dimenticati.

Per fare un piccolo esempio, vedere una semi anoressica come la Jolie maneggiare una semi automatica di grosso calibro in un film senza fatica lo trovo fastidioso. Trovo ansiogene tutte le sequenze dei film anni ’80 e ’90 in cui si sparano centinaia di proiettili ad altezza uomo senza che si veda un bossolo rimbalzare per terra, mi causano l’orticaria tutti quei romanzi in cui l’eroe incassa un proiettile nella spalla (magari anche di grosso calibro) e continua serenamente a fare quello che faceva prima, magari con una smorfia di dolore per fare scena con la bella.

Facciamo così, io vi dico cosa NON fare in maniera assolutamente gratuita e voi simpatici scrittori vi impegnate ad essere un filo più plausibili. Dai, non ci vuole niente e vi risparmiate un sacco di pessimo karma. Anche perché, quando arriverete dall’altra parte, le vostre anime saranno pesate su un bilancino per polvere da sparo.

Prima lezione, distinguere tra revolver-semi automatiche – automatiche.

Si parla di pistole, OK? I revolver sono quelli con il tamburo, come le pistole dei film western. Il tamburo è quella parte che contiene i proiettili (possono essere 5, 6 o 7; è raro trovarne con più o meno colpi). Le semi automatiche sono quelle pistole che sparano un colpo ogni volta che si tira il grilletto (fino a esaurimento del caricatore), costituiscono la stragrande maggioranza delle armi corte (sinonimo di pistola) in circolazione. Un buon esempio sono le armi della Glock o della Beretta, fatevi un giro sui motori di ricerca per le immagini che io sono troppo pigro. Rimagono le automatiche. Sono molto simili da vedere alle semi automatiche, la differenza principale consiste nel fatto che se tenete premuto il grilletto l’arma spara fino a esaurire le munizioni a una cadenza (numero colpi sparati per unità di tempo) elevata. Un buon esempio è la Beretta 93R, anche questa andatevela a vedere.

15 thoughts on “Coming out bullonaro

  1. Io sono un bullonaro moderato.
    In passato citavo a raffica ogni calibro, logo, marchio di armi, automezzi, velivoli etc.
    So che a molti piace, ma altri mi hanno confessato di trovarla un’abitudine irritante. Quindi ho cercato (anzi, sto cercando) un valido compromesso.

    Su una cosa non ci piove: come dici tu ci vuole una minima plausibilità. Puoi anche non scrivere che tizia impugna una Beretta 92F. Chiamala semplicemente pistola semiautomatica. Ma se poi me la descrivi come se fosse un revolver, allora sì che mi cascano i marroni…

    • Vedrai quando posterò il resto delle mie raccomandazioni bullonare… tipo rispettare le leggi della fisica o capire che il suono e gli odori hanno un’importanza rilevante.🙂

    • Il buonsenso, ammesso sia mai stato dominante, richiede intelligenza e applicazione. Doti non comuni e ritenute come minimo faticose. Ci sarebbe da dire molto in merito, vediamo se ci si arriva per piccole dosi.
      p.s.
      Ero lungo crinito, diciamo un mezzo metro. Fino a luglio 2009 quando sono passato ai 2 millimetri standard. Sai com’è, l’età avanza e vorrei non sopravvivere a me stesso.😉

  2. Concordo con le persone che hanno comunicato a Mcnab la loro irritazione.

    Permettetemi di condividere un pensiero:
    molti, troppi dettagli sono inizialmente utili allo scrittore per visualizzare le scene.
    In lettura, invece divengono disfunzionali, fino a interferire col “sense of wonder” del lettore.

    Forse comuni abitudini cinematografico-fumettistiche impongono in primis un’ottima visualizzazione di ogni “fotogramma” di una storia. In secundis la descrizione della stessa.

    Questo, appunto, porta alla somma di dettagli psicologicamente utili in prima stesura, cancellabili in editing.

    Facendoci caso, è addirittura divertente scovarli: aiutano a conoscere un po’ meglio la psiche del demiurgo!
    Rimanendo però distrazioni nude e crude.

    • Concordo al 100% con la necessità di trovare una misura, un equilibrio tra tecnica e narrazione. La fase di editing è proprio quella che dovrebbe asciugare il testo fino a renderlo il più possibile vicino a questo punto di equilibrio. Peccato che spesso non venga espletata o venga fatta male ma questo è un altro discorso.
      Permettimi di ribadire che quando leggo una castroneria vado in crisi e tendo a buttare via il libro, documentarsi e ragionare non sono cose difficili da fare.

  3. A me non importa se una pistola è una 98fs o una 92s. O un Glock.
    Se è importante per la storia (ma lo deve essere davvero) allora ben venga la specificazione.
    Se il mio personaggio tenta di portare una pistola in aereo, è interessante sapere che pistola è. Magari la porta smontata (la glock ha il manico in quella specie di plastica) e il modello g26 (mi pare) è abbastanza piccolo da consentire un minimo di possibilità di successo.
    Ok, in questo caso mi interessa sapere la marca, il modello, il calibro. Negli altri no.🙂

    • La parola chiave è equilibrio. Ogni autore credo debba trovare il suo, così come ogni lettore. Dipende molto dalle storie che si vogliono raccontare, io mi riferisco sopratutto all’action thriller, alle storie spy, di guerra e ai noir più legati all’azione.

  4. Io sono un bullonaro da sempre,mai sopportato di vedere in un film o leggere in un libro(anche ne L’Uomo Esterno) di un revolver silenziato,e nemmeno di vedere purtroppo anche in film recenti silenziatori avvitati in volata in pistole senza la canna che sporge per almeno 1 cm.

    Detto questo,come gia detto de visu con Sergio e Stefano,meglio non citare armi e calibri se non se ne sa a pacchi tanto se la storia è valida e il racconto pensato bene,il tutto funziona usando il termine arma/pistola/fucile,senza metterne ne marca ne calibro.

    • L’idea sarebbe di dare qualche stimolo verso un maggiore realismo, non pretendo da nessuno la perfezione (salvo me stesso); una storia valida regge bene anche con un paio di castronerie, no doubt, ma ci vuole un signor scrittore per farmi scordare certe cose.🙂

  5. Mi associo al coming out bullonaro come spirito (anche io sui dettagli ad minchiam mi imbufalisco e butterei il libro). E concordo sulla questione dell’equilibrio. Per contro, quanto ad armi sono una sega, quindi esprimo la mia “bullonarità” su altri campi ^_^
    Se mai dovrò / vorrò scrivere una storia più “armata”, starò attenta ai tuoi consigli, già così aiutano a chiarirsi le idee ^_^

    • La via dell’equilibrio è tanto stretta quanto difficile da trovare, sarebbe interessante prendere in esame un testo e vedere i vari pareri come cambiano a seconda delle competenze dei lettori. Se posso dare una mano lo faccio volentieri, sai dove trovarmi.

      • Quella di un’esame incrociato dei testi è una gran bella idea. Non so quanto facile da mettere in pratica, ma indubbiamente interessante.
        (C’era stata una mezza discussione sul capitolo uno di un fantasy e sul fatto che a molti facesse schifo come era scritto male, mentre io lo avevo mollato alla terza o quarta frase di fronte a una chiave di volta nello stipite di una porta rettangolare)
        A ognuno i suoi bulloni😉

      • Non so dire se esista un modo corretto per mettere a sistema le nozioni e le competenze di due o più lettori / scrittori; personalmente ho editato (in maniera informale) un buon numero di racconti altrui e qualche romanzo. Un punto di vista esterno è sempre una buona idea, specialmente quando la storia è complessa.

  6. Credo anch’io che uno sguardo esterno su una storia (a maggior ragione se complessa) sia molto utile. E’ difficile, scrivendo qualcosa, guardarlo nella giusta prospettiva.
    Un altro paio d’occhi è un’ottima aggiunta. Se mai ne avessi bisogno, chiederò un parere🙂

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