Livorno, la piuma e l’elefante (2)

Nota di servizio: a causa di una serie di problemi che si stanno verificando a Livorno e dei conseguenti contrasti tra cittadinanza e PPAA la normale programmazione di questo blog viene sospesa a favore di una serie di articoli a tema.

A Livorno il sistema scolastico comunale funziona abbastanza bene, decisamente meglio della sua controparte statale. Questo non è un mero parere personale ma quanto deriva dalle esperienze di tante famiglie con cui mi sono confrontato in questi anni. Il concetto base è: fare di tutto per riuscire a mandare i propri figli in una struttura comunale e solo quando non ci si riesce passare alle statali. Con questo non voglio affermare che le scuole statali siano da buttare o simili, stiamo parlando di livelli medi di funzionamento e di come vengano percepite dalle famiglie.

Tanto per essere chiari fino in fondo, sono a conoscenza di casi in cui non ci si avvale di una scuola statale che si ha praticamente sotto casa, preferendo invece andare dall’altro capo della città per utilizzare una scuola comunale. Chiunque abbia dei figli capisce che si fanno scelte del genere ci devono essere motivazioni solide. Se le scuole comunali hanno questa buona reputazione è principalmente frutto del livello delle insegnanti, la maggior parte delle quali vanta solide esperienze.

Dato quanto sopra, penso sia immediatamente comprensibile che sentire parlare di “statalizzazione” delle scuole comunali sia un argomento di grande impatto per le famiglie interessate e più in generale, rappresenti un pessimo segno per la città nel suo complesso. Sul settore erano stati fatti investimenti negli anni precedenti, c’era una politica volta ad aumentare i posti disponibili negli asili e per elevare il livello di qualità dell’intero comparto tenendo presente le migliori esperienze nazionali.

Il concetto di statalizzazione va in direzione opposta a quanto fatto fino a pochi anni fa, equivale a dire alla cittadinanza che il comune non ritiene strategico investire nell’educazione. Tra l’altro il concetto di passaggio allo Stato è perlomeno peculiare.  Nel senso che non si passa l’intera scuola (o le scuole) sotto la gestione statale. Gli edifici rimangono del comune e in carico come gestione al comune, i contratti per le forniture rimangono inalterati fino a fine bando (tre anni), cambiano “solo” le maestre. In teoria tutto questo avviene con il concetto di “continuità didattica”, il che dovrebbe garantire bambini e famiglie sulla prosecuzione dell’educazione.

Peccato che si stia parlando di bambini di 3-4-5 anni. Età in cui è fondamentale il rapporto con le insegnanti, al punto che assumono dal punto di vista emotivo un ruolo pari a quello dei familiari. Non serve una laurea in pedagogia per capire che sostituire le maestre sia un serio problema e che la continuità non sia solo legata ai programmi ministeriali quanto a un ambiente che si è venuto a creare (scuola-bambini-maestre) a cui verrebbe sottratta una parte fondamentale. Per un bambino non vedere più le stesse maestre è da considerare alla stregua di un trauma.

Il cambiamento infatti viene effettuato senza tenere conto dei cicli in corso, ovvero del percorso dei bambini all’interno delle scuole materne. Per capirci, un bambino di 4 anni ha già fatto un anno di lavoro importantissimo con le maestre e normalmente ha davanti altri due anni per arrivare alla fine del ciclo previsto. Anni in cui è fondamentale la stabilità, da qualsiasi punto di vista, per arrivare al successivo passaggio alle scuole primarie con meno problemi possibile.

E’ questo tipo di cambiamento che ci è piovuto addosso, ai genitori e ai bambini di tre scuole materne. Cambiamento che ci è stato presentato come imprescindibile dal comune. Cambiamento fatto dopo aver fatto firmare alle famiglie nei mesi precedenti per proseguire il servizio comunale. Cambiamento fatto senza il minimo preavviso precedente. L’idea di fondo sembra essere quella di non concedere spazio a un confronto, di imporre la cosa in un modo che ricorda il feudalesimo.

(continua)

6 thoughts on “Livorno, la piuma e l’elefante (2)

  1. Comincio a capire…purtroppo stiamo andando sempre più verso uno “sciogliete le righe” dal punto di vista del tessuto sociale, o per meglio dire verso un “Fatti vostri ed arrangiatevi!”

    • Sì, l’idea che lo stato sociale sia da smantellare si è fatta strada anche nelle gestioni locali a guida PD (come a Livorno). Il punto non è il neoliberismo o simili ma la totale incapacità di gestione, nonché il considerare la popolazione alla stregua di un gregge. Segui la serie di post e vedrai il piccolo scandalo dove porta.

  2. Angelo, ma questo processo è già avvenuto già da tempo (almeno nel mio comune e nella provincia in cui abito), anzi oggi si parla di processo di “verticalizzazione”: un ulteriore passo che porterebbe a una maggiore rigidità, con la creazione di “plessi” gestionali che dovrebbero comprendere i vari ordini scolastici, rendendo poco elastico lo spostamento degli allievi da uno all’altro di questi carrozzoni che sempre più si caratterizzano come nuclei di gestione di potere, piuttosto che caratterizzati da finalità educative.
    Ringraziamo tutti i governi degli ultimi venti anni. Ognuno di questi ha voluto (e dovuto a sentire loro) dare una picconata a una istituzione che sembrava funzionare, trasformandola gradualmente in una fotocopia dell’inefficienza di questo paese. Perchè questo accanimento contro la scuola? Perchè chiunque ci ha messo mano ha contribuito ad aggiungere danno al danno?
    Investire nell’istruzione in fondo vuol dire investire sul futuro di questo paese… ma sembra sempre più diffusa la sensazione che al futuro nessuno sia interessato!

    • La statalizzazione non è una cosa nuova, ne convengo. L’idea di fondo sembra essere quella di tendere a plessi scolastici dove si compia l’intero ciclo 0-6 anni, il che non sarebbe necessariamente un male. Il punto non è che il comune di Livorno stia facendo qualcosa di nuovo o di strano. Come scoprirai man mano nella serie di post i punti di contrasto sono legati alla gestione di questo cambiamento, a una serie di fatti accaduti precedentemente e infine alle modalità con il cui il comune sta facendo le cose.
      Se poi tieni conto che in loco esiste una totale contraddizione tra quanto costruito nell’arco di anni per migliorare l’offerta educativa comunale e quello che comporta statalizzare, credo sia semplice concludere che esiste un terreno su cui battersi per salvare le cose che funzionano e rimandare a casa chi ha deciso di prendere provvedimenti dissennati.
      Quanto al problema degli investimenti nazionali nel comparto educazionale, ti giuro che ho finito il mio repertorio di bestemmie al riguardo. Sono più di vent’anni che me ne interesso e le idee intelligenti che visto affacciarsi nel settore le posso contare sulle dita di una mano.

      • Si vede che da queste parti siamo troooppo avanti (o indietro, dipende da dove si guarda) il processo di verticalizzazione di cui si parla è inteso per tutto il percorso della scuola dell’obbligo… ben oltre i sei anni di età :(

      • Quello è il progetto generale, in teoria le garanzie di un buon ciclo scolastico coprono l’intera durata della scuola dell’obbligo. In pratica si ragiona per cicli o se preferisci per fasce d’età. In tutto questo dovrebbe esserci una forte collaborazione tra stato ed enti locali, anche in nome di quel federalismo di cui tanto si parlato negli ultimi vent’anni.

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